Dopo le vite, gli amori. Mancati o vissuti (pars 1)

 

Lettres

Volete vincere facile, starete pensando adesso.
Mica vero… Provate voi a mettervi lì a scorrere biografie, decidendo di imbastire un percorso della memoria amorosa di qualcuno. Facendo una scelta che stia in uno spazio come questo e cercando di non banalizzare, ché sarebbe quasi sacrilego.
Cercheremo quindi di parlarne in punta di penna, sperando di riuscire a creare una dimensione diversa rispetto a quella che fa da sfondo ai nostri scambi di emoticon e alle nostre sistematiche sordità emozionali. Lo faremo dandoci lo spazio necessario e ricorrendo nuovamente alla strategia del racconto seriale.
Parliamo di quando per dirsi un amore e riconoscersi in quello occorrevano tempo (anche solo per prendere carta, piuma/penna, inchiostro, calamaio, scrivere, spedire, far recapitare, aspettare, rispondere, spedire, far recapitare, aspettare, aspettare, aspettare…), conoscenza della propria lingua o, a un certo punto, del francese (lingua della cultura e della diplomazia) e uso sapiente della parola.
I nostri protagonisti, quelli di cui parleremo, hanno abitato quel mondo e naturalmente sono stati musicisti; molte/i di queste/i amanti furono ispiratrici/ispiratori, muse, compagne/compagni nella condivisione prima di tutto della passione per la musica.

Di Antonio Vivaldi prete e musicista abbiamo accennato nel precedente post. Ordinato sacerdote il 23 marzo del 1703, anche dopo aver smesso di dire messa, anche quando a interessarlo e preoccuparlo erano la sua musica, le sue finanze, l’organizzazione dei suoi spettacoli, Vivaldi era per tutti il Prete Rosso (per il colore dei suoi capelli, intendiamoci).
Anche quando conobbe Anna Girò (nome d’arte di Anna Maddalena Tessieri), sua allieva e poi primadonna delle sue opere… Musa a tutti gli effetti, protetta, forse convivente, detta l’Annina del Prete Rosso; sicuramente una donna che passò molti anni accanto al compositore veneziano, ispirandone innanzitutto il tratto compositivo.

E per aggiungere pezzi al puzzle delle vite di compositori già citati, come non tornare su Robert Schumann e sul suo rapporto con Clara Wieck? La Clara che diventerà sua moglie, nonostante la dura opposizione del padre di lei.
Schumann è stata una persona sofferente nell’animo e nel corpo. Se avete voglia di andare a cercare qualche notizia biografica (nonostante vi siano molte interpretazioni discordanti sui suoi stati di malattia) capirete quanto le patologie che lo affliggevano abbiano segnato la sua vita e la sua fine. Forse maggiormente socievole e predisposto a umor lieto da giovane, le ossessioni, le nevrosi, la depressione e le evidenze somatiche dei suoi disturbi, man mano aumentarono.
Le lettere a Clara conferiscono tridimensionalità a questa evoluzione.

So che ha un cervello e che capisce il suo lunatico raccontastorie. Quindi, mia cara Clara, io penso spesso a lei – non come un fratello a una sorella, non come un amico a un’amica, ma come… Un pellegrino alla Madonna!

Vive e come vive? Lo voglio sapere. Non troverà null’altro nella mia lettera […]
Riesco a malapena a sperare che lei possa ricordarsi di me […] Sono un ramo secco, il dottore mi esorta a non pensarla, perché questo mi ferisce troppo, dice […]
Le faccio una preghiera che dovrà esaudire. In questo momento non abbiamo nulla che ci metta in contatto. Allora ecco un progetto simpatico: domani suonerò alle 11 precise l’adagio delle Variazioni di Chopin e, mentre le suonerò, penserò a lei intensamente; penserò solo a lei. La prego di fare altrettanto affinché le nostre anime possano congiungersi.

Tesoro mio,
ho appena ricevuto la tua lettera.
Quando rimango senza tue notizie per qualche giorno mi sento morire o solo al mondo

Ma Clara, donna di carattere e di talento, non fu solo confidente, compagna e musa di Robert.
All’età di vent’anni a casa Schumann fa la sua apparizione Johannes Brahms, un giovane musicista che presto diventa il protetto della famiglia.
Johannes e Robert trascorrono molto tempo insieme. Molto altro fa da collante all’amore e alla passione soffocata che nasce fra Clara e Johannes.
Il giovane compositore scriverà a un amico: Credo che non riuscirei a stimarla e adorarla più di quanto l’ ami […] Non potrò amare più altre donne. Ad ogni modo le ho dimenticate tutte. Non fanno che promettere un paradiso che solo Clara sa aprire.
E a lei: Le tue lettere sono per me come baci […]
Robert muore nel 1856, dopo aver passato l’ultimo anno di vita in una casa di cura per malati psichiatrici. Brahms rimane accanto a Clara e ai sette figli assolvendo, di fatto, una funzione di sostegno e cura per tutta la famiglia, senza però mai riuscire o forse voler spingersi oltre.
Rimane l’amicizia.
Clara riprende forsennatamente a tenere concerti, eseguendo brani del marito e di Brahms, e muore nel 1896, undici mesi prima di Johannes.

E Mozart? Se si parla d’amore…
Johannes Chrisostomus Wolgangus Theophilus Mozart (questo è il nome con cui venne battezzato) fu libero, bizzarro, geniale, limpido anche negli eccessi, e interpretò i suoi trasporti amorosi con la trasparenza d’animo di tutta una vita.
Amò la soprano Aloysia Weber, ma finì per sposarne la sorella Costanze. E poi ci fu il flirt ad alta tensione erotica con la cugina Anna Maria Thekla.
Le lettere che veicolano il suo discorso amoroso riflettono nei toni i diversi sentimenti che provava per ognuna. La firma era sempre quella, ma Amadé aveva un’abilità naturale nel modulare i registri della scrittura di musica e parole. Prendere in mano le raccolte e gli epistolari che sono stati nel tempo pubblicati, è guardargli direttamente dentro, lasciando fuori fuoco tutto ciò che è stato scritto su di lui.
Quando si rivolge ad Aloysia la scrittura è composta, riguardosa, ed è prima di tutto una dichiarazione di stima per le sue abilità interpretative.
Carissima amica! Spero che lei starà d’ottima salute, la prego di averne cura, essendo questa la miglior cosa di questo mondo; io, grazie a Dio, sto bene… ma non ho l’animo quieto e non l’avrò mai sinché non avrò la consolazione di essere accertato che una volta si ha reso giustizia al di lei merito – ma lo stato e la situazione più felice per me sarà in quel giorno in cui avrò il sommo piacere di rivederla…
Le lettere alla cugina sono però quelle senza rete, dal verbo sciolto e a tratti scurrile. Ma sempre divertentissimo.
Ma trés chére Niéce! Cousine ! Fille! Mére, Sœur et Epouse !
Colpo di fulmine, per mille sagrestie, croati furfanti, diavoli, fattucchiere, streghe, battaglioni crociati a volontà […]
Ora devo terminare, come è giusto, perché non sono ancora vestito e tra poco mangiamo, per poter caca.., così come dev’esser. Se io ti sarò sempre caro come tu sei cara a me, non cesseremo mai d’amarci […]
Je vous baise vos mains, votre visage, vos genoux et votre… afin, tout ce que vous me permettés de baiser […]

 

Se volete approfondire:

Venezia e il prete col violino – vita di Antonio Vivaldi di Gianfranco Formichetti, coll. 806.G.147

Lettres d’amour de Clara et Robert Schumann, traduites de l’allemand par Marguerite et Jean Alley, coll. 793.H.37

La musa malata di Eliot Slater, coll. 809.A.87

Una strana storia d’amore di Luigi Guarnieri, coll. 809.B.45

Mozart  – epistolario a cura di Enrico Catiglione, coll. 807.F.45

E molti, moltissimi, siti…

3 risposte a "Dopo le vite, gli amori. Mancati o vissuti (pars 1)"

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