Dopo le vite, gli amori. Mancati e vissuti (pars 2)

Non siamo abituati a tenere la contabilità degli anniversari, ma il quarantesimo della scomparsa di Maria Callas e il titolo della nostra nuova serie ci hanno indotto a cercare notizie delle sue molto chiacchierate (non foss’altro che per i protagonisti) e altrettanto inquiete relazioni d’amore.
Intanto una segnalazione. Sono state inaugurate due mostre dedicate al soprano in due luoghi di cultura in Italia e Francia: uno simbolo dell’opera italiana – il Teatro alla Scala – e l’altro, La Seine musicale, nuovo di pacca e ricco di proposte musicali trasversali.
Se stiamo alle affermazioni del giovane ricercatore che ha curato quella francese (partendo da una biografia e arrivando a girare un docufilm), i documenti inediti, compresi alcuni super8 di vita quotidiana, potrebbero aiutare a capire meglio il mondo dicotomico di Maria-Callas. Scena e retroscena, verrebbe da dire.
I binomi: Callas e Meneghini, il marito dal quale divorziò. Maria e Ari nel 1959, dove per Ari sappiamo che il riferimento è a Onassis. Foto e lettere raccolte dal ricercatore Volf sembrano dar prova di quanto sospettato da molti di una relazione fra i due proseguita anche dopo il matrimonio dell’armatore con Jacqueline Kennedy.
Poi l’incontro con Pier Paolo Pasolini, per diventare interprete del suo film Medea. Un incontro prezioso per entrambi, che li condusse tra il 1968 e il 1970 a vivere forse un periodo di grazia, un momento di piccola quiete dopo le tempeste di ognuno e prima del riformarsi delle nubi che riportarono lei a Parigi, ormai consapevole dell’impossibilità di trasformare quell’amicizia in una relazione amorosa, e lui ai suoi tormenti romani.

A proposito: amore = tormento sempre?

Aspettando le vostre risposte al banal quesito, ci imbattiamo in vicende amorose più romantiche, nel senso che si snodano nel bel mezzo dell’Ottocento e più ancora perché il protagonista è quel Frédéric (scegliamo la traslitterazione francese) Chopin che con la sua vita e la sua opera musicale le ha significativamente incarnate.
Il Chopin di cui parliamo, già lontano dalla sua Polonia, abita adesso a Parigi, dove si stanno fermando numerosi artisti e musicisti. Incrocia Liszt, il virtuoso pianista del momento; i due non potrebbero essere più diversi. Chopin e il suo pallore, Chopin e la sua etisia, Chopin che debutta a Parigi timidamente, dando un concerto alla Sala Pleyel insieme ad altri interpreti e facendo filtrare nel programma, con l’esecuzione di opere di Beethoven e Mozart, sue Variazioni. Con l’aiuto e la protezione del Principe Radzwill (provate a cercarne notizia sul web e scoprirete con grande sorpresa come la storia dei discendenti di questa famiglia si incroci con quella di Jacqueline Kennedy Onassis!) vive il suo periodo più felice, accolto nei migliori salotti della capitale francese.

Salle Pleyel
Nella penombra, l’élite della società parigina, sedotta da queste onde armoniose, si lascia trasportare sulle ali del sogno. Il mago incanta.
E’ l’estate del 1835, le sue composizioni iniziano ad essere apprezzate al di fuori dei confini francesi (anche grazie alle brillanti esecuzioni di giovani interpeti come Clara Wieck, allora giovanissima pianista di grandi promesse) e Chopin raggiunge degli amici di famiglia in Svizzera, ritrovando Marie Wodzinska, già sua amica d’infanzia e allieva; se ne innamora, teneramente e fanciullescamente ricambiato.
Ma sarà solo un mese, al termine del quale un Valzer, definito da Marie dell’Addio, viene improvvisato da Chopin al momento della partenza. Segue un periodo di languore e attesa, di scambi di lettere e promesse.
Si ritrovano a Marienbad, ma a Marie viene detto che dovrà sposare il conte Skarbek e lei, ubbidendo alle aristocratiche esigenze, lo farà.
Frédéric, con evidenti ripercussioni sulla sua salute, è costretto a fare i conti con questa lacerante realtà: Marie sarà per sempre il suo amore mancato.
Certamente, dopo qualche tempo, trova la forza di reagire e gli incontri con George Sand non gli sembrano più così tanto bizzarri. George è donna e scrittrice volitiva, appassionata e politicamente impegnata. Il suo vero nome è Amatine Aurore Lucile Dupin, baronessa Dudevant, e a un personaggio del suo romanzo Lelia fa dire: Da mille anni ho gridato nell’infinito: Verità, Verità, Verità. Da mille anni, l’infinito mi risponde: Desidero, Desiderio, Desiderio.
I due iniziano a frequentarsi nell’estate del 1838. Lei, finalmente libera dal vincolo matrimoniale e dalla passione per il suo avvocato, è pronta ad accogliere l’anima di un uomo stanco e disilluso.
Poi fu il tempo in cui lui, lei e i due figli di lei si stabilirono a Palma de Mallorca, dove Chopin non riuscì a scacciare un sentimento di estrema solitudine e isolamento e le sue condizioni di salute peggiorarono sensibilmente.
Il senso del legame tra la Sand e Chopin lo descrive lei stessa in due lettere inviate ad Alberto Grytzmala (lo stesso amico che riceve le poche confidenze di Frédéric) all’inizio e alla fine della loro relazione.
Nel 1846 George scriverà: il male che rode moralmente e fisicamente questo povero essere mi uccide da molto tempo; e lo vedo andarsene senza aver mai potuto fargli del bene, poiché proprio quell’affetto geloso e ombroso che nutre per me è la principale causa della sua tristezza […]
In molti non hanno creduto alla versione Sand, ravvisandovi innanzitutto la necessità di fornire una narrazione che potesse in qualche modo metterla al riparo da possibili  detrattori, una sorta di appassionata e accorata autodifesa.
Chopin, d’altra parte, tacque, ma è certo che dopo questa rottura non riuscì più a scrivere nulla.
Terrà l’ultimo concerto in quella Sala Pleyel che lo aveva accolto a Parigi il 16 febbraio 1848.

In ordine sparso, ad ognuno il suo tormento… Anche per insospettabili Grandi della storia, come fu Federico II di Prussia.
Forse non tutti lo sanno, ma egli era abile flautista e celebre è l’Offerta musicale che Bach gli fece dopo il loro incontro al palazzo di Postdam.
Fanno tremare i polsi però le cronache dei suoi amori tratte dalle Mémoires pour servir à la vie de M. de Voltaire écrits par lui même. Voltaire narra della presunta infatuazione del giovane Federico per una fanciulla figlia di un maestro di scuola. Presunta perché, come Voltaire stesso si compiace nel puntualizzare, la sua vocazione non era per il gentil sesso. Ciononostante, il padre di Federico prese la ragazza e le fece fare il giro della piazza di Postdam guidata dal boia che la frustava sotto gli occhi del figlio.
Ben più tragica fine, lo stesso sensibile e premuroso padre, riservò poi a Friedrich Von Katte, un ufficiale dell’esercito prussiano che, giunto a corte, riuscì ad esercitare il suo fascino su Federico, tanto da convincerlo successivamente a fuggire con lui in Inghilterra.
Katte fu accusato di tradimento al trono e portato nella fortezza di Küstrin, alla quale fu condotto anche Federico.
Quando fu il momento, quattro granatieri costrinsero Federico alla finestra e gli tennero la testa per impedirgli di distogliere lo sguardo dallo spettacolo che avevano allestito per lui sotto l’attenta regia del genitore. Fu così che mentre il povero Von Katte perdeva la testa sul patibolo, Federico, nel disperato tentativo di tendergli la mano, perse, con l’amore, i sensi…

 

 

2 risposte a "Dopo le vite, gli amori. Mancati e vissuti (pars 2)"

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  1. Finalmente leggo, dopo tormenti (non amorosi, ma informatici…). Ma sì, che bello leggere i tuoi articoli e vagare dove ci porti.

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