Dopo le vite, gli amori. Mancati e vissuti (pars 3 – e chiudiamo)

Avrei voluto parlarvi di Gustav Mahler e soprattutto di sua moglie Alma. Perché le loro, quelle di Alma in particolare, sono state le prime storie d’amore nelle quali mi sono imbattuta quando, ancora adolescente, andavo cercando notizie biografiche a contorno dell’ascolto ossessivo della musica del compositore boemo/austriaco. E vi assicuro che a seguir Alma nelle sue avventure amorose c’è, anche a distanza di un secolo, da rimanere attoniti (nel bene e nel male, intendiamoci).
Avrei voluto scrivervi di Leonard Bernstein (peraltro grande interprete della musica di Mahler), della sua personalità istrionica, del suo genio e della facilità con la quale ha saputo coniugare le molte vite (e i nascosti amori) che si sono condensate nell’apparente unica vissuta.
Ma gli scaffali del nostro Deposito B hanno colpito ancora, svelando nuovi tesori e costringendomi ad una modifica del canovaccio.

Adolphe Boschot ha scritto un’imponente biografia di Hector Berlioz pubblicata in tre volumi. E noi la custodiamo, per l’appunto, nei compatti del Deposito B.
L’introduzione al lavoro (siamo nel 1906) colpisce immediatamente. Non si riferisce ancora alla vita di Berlioz, ma al significato da attribuire alla ricerca dedicata alla vita di qualcuno:
Si è parlato molto di arte sociale. Da qualche anno si comincia a parlarne di meno… Il pubblico letterato sembra indirizzare la sua fragile attenzione sull’arte individuale […] e su una forma, senza dubbio nuova, di quest’arte: la biografia.
D’altra parte, la biografia, arte in apparenza individuale, è in realtà un’arte sociale. Sforzarsi di far conoscere un uomo, è prima di tutto rendere il contesto nel quale ha vissuto […]

Berlioz

Che uomo era Berlioz?
Seguendo le orme di Boschot nella nostra traduzione casalinga (che qualche errore ci avrà pur fatto fare), possiamo intanto affermare che egli detestava profondamente alcuni compositori italiani. E che era uomo tormentato e testardo, musicista visionario, direttore d’orchestra, critico.
Il giovane Berlioz, quello che, destinato agli studi in medicina finì per essere musicista, era un uomo che giungeva a piangere, gridare, sussultare convulsivamente all’ascolto della musica: la musica lo faceva sprofondare in una malinconia disperata o in un’estasi deliziosa e questo era precisamente ciò che andava cercando quando, a Parigi per gli studi imposti dal padre, fu rapito dalla passione più autentica.
Le passioni, quelle amorose, iniziano prima di Parigi, Hector ancora giovinetto. Nel 1816, a Meylan per un soggiorno dal nonno, incontra Estelle Duboeuf e immediatamente nella sua testa si insinua la sovrapposizione all’Estelle di un dramma pastorale (Estelle et Némorin) trovato nella biblioteca del padre. E iniziano le fantasie, le avide letture, il ripetere ancora e ancora quel nome… Estelle, che rimarrà nella sua testa per tutta la vita, evocata e cercata anche a distanza di molti anni.
Poi viene il momento dell’angelo al pianoforte, di quella Marie Moke, incontrata in una scuola di musica dove entrambi insegnavano, amica dell’amico Hiller, diciannovenne dai grandi occhi blu, capricciosa, sorridente, dall’andatura morbida e suadente. Come poteva Hector rimanere insensibile di fronte all’inequivocabile malia di Camille? Non poteva e non lo fece. Scrive all’amico Ferrand: tutto ciò che l’amore ha di più tenero e delicato, lei lo possiede. Mia splendida silfide, mia vita…
Ma a Marie dovrà rinunciare: durante il suo soggiorno forzato a Roma per il Prix de Rome riceve una lettera dalla madre di lei che lo informa della rottura del fidanzamento e del matrimonio con Camille Pleyel; sì, il Pleyel della fabbrica di pianoforti.
Non lo accetta, non lo può accettare. Li ucciderà, ecco cosa farà. Tutti e tre, Marie, l’ippopotamo (così Berlioz chiamava la madre di lei) e Pleyel. Li ucciderà e poi si toglierà la vita.
Si procura abiti femminili e due pistole a due colpi e si mette in viaggio verso Parigi.
È la voce del mare a fargli cambiare idea. Alla voce del mar ligure in tempesta risponde con un urlo lacerante e liberatorio e da Diano Marina, ormai deciso a tornare alla vita, scrive al direttore di Villa Medici chiedendo di proseguire il suo soggiorno a Nizza (allora italiana) per non perdere la borsa di studio del Prix.
Viaggia ancora in Italia e poi torna a Parigi. Riesce a ritrovare pian piano l’ardire di muoversi, di creare, di imporsi, di scalare la gloria. Ogni ritardo lo irrita come se, per un’ora di attesa, la sua vita dovesse finire di colpo.
A Parigi, il 9 dicembre del 1832, organizza un concerto con l’esecuzione della Sinfonia Fantastica e del Lélio; fra il pubblico è presente l’élite culturale parigina: il giovane Liszt, Dumas padre, Heinrich Heine, Chopin e George Sand, Alfred de Vigny e l’amico Théophile Gautier. C’è anche Harriet Smithson, l’attrice che cinque anni prima aveva interpretato Ofelia e Giulietta nei drammi shakespeariani Otello e Romeo e Giulietta (allora fra il pubblico c’era un giovanissimo Berlioz, il quale si era entusiasmato per il suo primo Shakespeare e soprattutto per la sua magnetica Ofelia).
Su Le Figaro, la settimana prima del concerto e nella stessa pagina, vengono pubblicate due notizie: la recensione della fredda accoglienza di una pièce interpretata però mirabilmente dalla Smithson e la notizia che il concerto drammatico e quasi fantastico che M. Berlioz terrà domenica attirerà sicuramente la folla al Conservatorio, teatro dei suoi primi successi.
Fatalità e predestinazione.
I due comunque si sposano nell’ottobre dell’anno successivo (Liszt uno dei testimoni), dopo non poche esitazioni e l’assoluta contrarietà della famiglia Berlioz (con l’eccezione della sorella Adele). L’anno dopo ancora nasce il loro Louis.
Poi sarà bibliotecario conservatore alla Biblioteca del Conservatorio di Parigi, Cavaliere della Legione d’Onore e scriverà ancora, musica e critica, continuando a inseguire quel Romeo e Giulietta nel quale tutto è disegnato per la musica e poi, su commissione, la Grande Sinfonia funebre e trionfale. E’ il 1840 e scriverà anche della morte dell’amico Paganini, Titano dell’arte musicale, uno di quegli artisti che esercitano al loro passaggio passioni violente, che fanno risuonare a loro piacimento la vasta gamma delle umane impressioni, che si odia o che si adora, che si divinizza o si assassina con le più basse calunnie.
Ma così è la vita, questa è la lotta, giorno dopo giorno, contro lo spleen, il desiderio, le umane cadute… Il suo trasporto e la relazione con la cantante di assai modesto talento Marie Recio, le lacerazioni conseguenti, la necessità di denaro… Si separa da Harriet e inizia la sua vita con Marie: due appartamenti, due donne che sostanzialmente dipendono da lui. Tutto lo costringe a continuare a cercare altri impieghi, altre chance, altro successo.
Parte per le città d’Europa nelle quali ha contatti importanti; sarà poi la volta di una tournée francese e ancora di qualche concerto in Europa centrale e in Germania.
Con Marie cerca un appartamento a Londra e lei va a stare lì, mentre lui, tra un viaggio e l’altro, ogni volta che si trova a Parigi, va a trovare Harriet, malata, quasi completamente paralizzata. Hector non smetterà mai di pagarle le cure fino alla sua morte, giunta nel 1854.
Il 26 ottobre 1854 scrive a suo figlio Louis: Ti devo annunciare una novità che probabilmente non ti stupirà… Mi sono risposato. Questa relazione, per la sua durata, è diventata, tu puoi capirlo, indissolubile. Non posso vivere solo, né abbandonare una persona che vive con me da quattordici anni.
Con Marie si trasferisce ancora due volte, in due differenti indirizzi di Parigi, ma nel 1862 lei muore improvvisamente per un attacco cardiaco. Aveva compiuto 48 anni da tre giorni.
Berlioz, sessantenne, malato, vedovo due volte, rimasto a vivere con la madre di Marie. Tout terminé?
A Montmartre visita la tomba di Marie; lì incontra la giovane Amélie e ancora, per qualche breve momento, la voce di una nuova sirena.
Ma sarà Estelle a tornare, a tornare nel suo immaginario inquieto. Bisogna cercarla, ritrovarla. Ritrovare le atmosfere di Meylan e Estelle, ora vedova Fornier. La incontrerà, ma fra le parole che i due si scriveranno quelle di lei sono inequivocabili:
Credo di dovervi dire che ci sono illusioni, sogni, che bisogna saper abbandonare quando i capelli diventano bianchi e con loro tutti i nuovi sentimenti, anche quelli d’amicizia, che non possono aver l’incanto del momento in cui son nati, nei lieti giorni della giovinezza…

 

Di Adolphe Boschot potete consultare:
La jeunesse d’un romantique, coll. 792.G.40
H. Berlioz, coll. 792.G.41
Le crépuscule d’un romantique, coll. 792.G.42

Daniel Bernard ha curato la Correspondance inédite de Hector Berlioz, coll. 792.G.5

Se è Alma ad interessarvi, provate a leggere
Alma Mahler o l’arte di essere amata di Françoise Giroud, coll. 803.L.31

 

 

2 risposte a "Dopo le vite, gli amori. Mancati e vissuti (pars 3 – e chiudiamo)"

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