Paganini e il suo violino

E il suo aspetto, le sue dita, le sue mani, gli aneddoti e le storie vere…

E di Paganini ce n’è stato sol uno.

Trent’anni fa circa ero una studentessa del Conservatorio di Torino e odiavo profondamente Paganini. Non particolarmente interessata alla sua biografia, ero alle prese con la sua musica. Purtroppo non solo per ascoltarla, ma per eseguirla.
Violinista dalla tecnica un po’ debole (occorre ammetterlo), non ero sicuramente pronta ad affrontare le pagine dei suoi Capricci. D’altra parte i Capricci erano suoi, io che c’entravo?
Così era e così è: per chiudere il ciclo di studi occorreva e occorre bere l’amaro calice. Fu una fatica personale decisamente superiore alle mie possibilità, tanto che mi rassegnai a farmi accompagnare nelle notti oniriche degli anni che seguirono dal sogno ricorrente della necessità di ripetere quell’unica prova per poter ottenere il diploma (adesso vera e propria laurea).
Chiuso quel capitolo, decisi di cambiar rotta, dedicandomi agli studi in Giurisprudenza. E per molto tempo dimenticai di essere una musicista.

Il tavolo di Paganini

Paganini + violino = incarnazione del desiderio, dello sdegno, della pazzia e del dolore. Ma anche fascino perverso e quasi inspiegabile. Stregoneria, per alcuni.
Passò la sua vita a destreggiarsi fra verità e inganno, alternativamente contrastando e alimentando la scura e mefistofelica fama con vezzi, atteggiamenti e istrionismi d’ogni tipo.
Affascinava, certo, ma la fascinazione passava dal suo rapporto con il violino. Per quanto abbiano provato ad imbruttirlo, far interpretare Paganini a David Garrett nel film Il violinista del diavolo è stato quantomeno azzardato; d’altra parte occorreva un violinista di talento e anche pop, e per questo – nulla da dire –  Garrett è perfetto.
Eppure… Che successo con le donne! Ai suoi concerti ve n’erano che rimanevano fatalmente ammaliate, perdevano i sensi e il senno.
Gli bastava imbracciare il suo violino e donne, uomini, maestri d’orchestra, capi di stato, nobili e borghesi, umili e potenti, rimanevano estasiati, ipnotizzati e si abbandonavano a manifestazioni di pubblico delirio.
Come faceva? Aveva studiato e tanto studiava, anche se diceva di non averne bisogno. Ma allo studio si affiancava un geniale tratto antiaccademico e personalissimo, sapientemente sfruttato e amplificato mediaticamente.
Non mancò di sedurre anche nomi eccellentissimi… Il riferimento alle Napoleonidi della biografa Maria Teresa Chiesa è assai divertente.
La fama del giovane non tardò a giungere alla principessa Elisa (Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone) ed ella gli offerse di tornare a Lucca e di prendere servizio alla Corte in qualità di violinista e di direttore d’orchestra […] Elisa ben presto prese da lui lezioni d’amore […] Aveva cinque anni di più di Niccolò e non era bella: ma era intelligente e interessante, ed era la sorella dell’Imperatore dei Francesi. Niccolò, ambizioso non meno di lei, senza dubbio fu lusingato dall’avventura, anche se l’iniziativa non venne da lui e anche se egli si dimostrò piuttosto infedele alla regale amante.
Poi, dopo qualche anno e infiniti viaggi per l’Italia a dar concerti, conobbe Paolina, la donna nata per piacere agli uomini, per attirarli e sedurli, e prenderli, e viva o morta suscitare il desiderio nel sangue. La rosa rossa, alla quale forse fa riferimento Niccolò in un ultimo scritto, pochi giorni prima di morire, ma sulla quale il violinista non ha mai lasciato trapelare nulla. Ah… Fu qui, a Torino, nella Palazzina di caccia di Stupinigi che i due si frequentarono e passarono ore armoniose in compagnia del compositore torinese Felice Blengini.
Vi fu poi la madre dell’adorato figlio Achille, Antonia Bianchi, con la quale partì per quella che sarebbe stata una lunghissima e fortunata tournée per gran parte dell’Europa (e a Londra, per la felicità di Niccolò, arrivarono un sacco di palanche!).
Dalla Bianchi si separò nel corso del viaggio, non senza doverle lasciare quella che potremmo definire, assai poco elegantemente, una buonuscita.
Ci saranno altre donne e di qualcuna abbiam taciuto. Possiamo tranquillamente affermare che, anche da questo punto di vista, aveva una naturale propensione a cacciarsi in gineprai notevoli.
Ma abbiamo deciso di abbandonare la serie degli amori, giusto?

Anche se rimane lontano dall’Italia per sedici anni, Paganini se la porta nel cuore.
Nella Vie anectodique de Paganini, capitolo di una pubblicazione parigina del 1856, leggiamo che quando Paganini parlava dell’Italia, tutto il suo sangue bolliva. In questa terra, diceva, si nasce per cantare; In Francia per mormorare, in Germania per tuonare e in Inghilterra per pagare. In Italia la musica è ovunque, sulla terra, sul mare, negli alberi [… ] Ecco perché gli italiani cantano sempre.
Nella stessa pubblicazione si avverte il lettore di quanto Paganini fosse di amabile compagnia e dispiaciuto per le presunte fake news delle testate dell’epoca.
“Conosco tutto quanto è stato scritto su di me a Vienna, Francoforte e Berlino. Mi son fatto tradurre accuratamente quanto veniva rappresentato sulle pagine pubbliche. Io stesso ho raccontato al professor Scholtky (scritto proprio così, ma è il Julius Max Schottky o Schottkn del Paganini’s Leben und Treiben als Künstler und als Mensch) molti avvenimenti della mia vita ed è lui che, scrivendone, è rimasto fedele alla verità.

Schottky Paganini
Soffro nel cercar di capire come si siano potute inventare tante assurdità sul mio conto […]
La peggiore che fu raccontata?
Stendhal insisteva nel dire che Paganini avesse imparato a suonare “non dopo otto anni di conservatorio, bensì per un errore amoroso che lo aveva gettato in prigione per molti anni”. La storia fu anche perfezionata: dicevano che l’unica corda del suo violino, in galera, era stata strappata dall’intestino di una ragazza che aveva assassinato.

Paganini, dopo lunghe sofferenze, morì a Nizza nel 1840. Cosa accadde dopo, dovrete scoprirlo da soli.
Vi lascio però un indizio sul suo Guarneri del Gesù, da Niccolò affettuosamente definito Cannone: Genova, Palazzo Tursi. Io non ci sono ancora stata, ma mi riprometto di farlo presto.

Se volete approfondire la storia di Paganini, divertendovi a scoprire anche aneddoti della vita di altri compositori vi consiglio

Misteri per orchestra di Filippo Facci, collocazione 809.D.12

La biografia del 1940 di Maria Tibaldi Chiesa potete consultarla alla collocazione 794.E.15

Per la curiosità di prendere in mano libri quasi coevi di Paganini e se vi va di esplorare fonti in tedesco e francese, potete consultare la biografia di Schottky e Vie et aventures des cantatrices célèbres précédes des Musiciens de l’Empire et suivis de la Vie Anectodique de Paganini di Marie et Léon Escudier, rispettivamente alle collocazioni 794.E.16 e 793.L.6
e
Niccolò Paganini e i fabbricatori di violino di Elisa Polko, collocazione 794.L.41

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