Puccini (e Torino) a sorpresa

Puccini e Toscanini 1900

Capita che stai al banco del reference della Biblioteca e ti chiedano un libro o uno spartito. Se hai tempo e non sei completamente obnubilato, quel libro (e quello spartito, se sei musicista), prima di restituirlo allo scaffale al quale è destinato,  lo apri e lo sfogli.

E’ successo nella quiete delle giornate di apertura ad orario ridotto di inizio gennaio, quelle a bassa densità umana, balsamo per coloro che escono frastornati dal tour de force delle feste e occasione di rientro in un luogo familiare per quanti le vedono scivolare in solitudine.
Insomma, pochi studenti, pochi utenti, tranquillità giusta per lasciare guinzaglio lungo alla curiosità di alcuni.

Ed eccoti la richiesta che ti fa tirar fuori Puccini e Torino, scritto da Giorgio Magri.
Il bonus track arriva inaspettato dai ritagli di giornale che sono stati lasciati (chissà quanto tempo prima e da chi) all’interno del libro e che sono datati gennaio 1996, momento nel quale la città si apprestava a vivere l’anniversario più significativo legato al binomio Puccini-Regio: cent’anni dalla Prima assoluta della Bohème diretta dall’allora ventottenne Arturo Toscanini.
Fu infatti dal palco del Regio di Torino, il primo febbraio del 1896, che per la prima volta il pubblico ebbe modo di gustare l’opera che custodisce fra i pentagrammi della sua partitura una successione di arie tra le più amate e popolari del repertorio lirico.
Il Regio non è quello che conosciamo oggi, ché fu ricostruito dopo l’incendio del 1936, e Puccini era alla sua terza Prima qui a Torino, dopo Le Villi e Manon Lescaut.

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Giacomo conosceva da tempo Torino ed è bello leggere fra le pagine del volume citato come la città si era presentata agli occhi del giovane musicista quando vi arrivò per la prima volta nel giugno del 1884; doveva infatti incontrare il Maestro Faccio, in procinto di dirigere il suo Capriccio sinfonico nell’ambito delle manifestazioni indette per l’Esposizione generale italiana.
La Capitale del Piemonte era splendida, e si trovava tutta racchiusa, delimitata dai fiumi Po e Dora Riparia, dalla ferrovia per Milano, dall’attuale corso Sommellier. “Una città di 260 mila abitanti”, scrive Vittorio Mazzonis, “lunga 5.600 metri e larga 4.000 nei punti massimi, con un perimetro di cerchia daziaria ‘murata’ di 11.500 metri e di 4.500 non murata fiancheggiante il Po, 2.500 fabbricati, 121 chilometri di vie urbane e 27 di corsi, 9.500 metri di portici, 45 chilomentri di sviluppo nelle lineee di ‘tramways’ (a cavalli), 4.052 fanali a ‘gaz’ e 294 a petrolio per l’illuminazione pubblica”.
I teatri erano tanti e frequentatissimi: Regio, Carignano, Alfieri per l’opera lirica e i concerti; il Balbo, al n. 15 di via Andrea Doria, per l’operetta e gli spettacoli equestri; Rossini, in via Po 34, per la prosa; Politeama Chiarella di via Principe Tommaso, per musica e prosa; i numerosi e giustamente famosi ‘Caffè concerto’ […]

La Prima delle Bohème a Torino… A Puccini non garbava.
Già con Le Villi le cose non erano andate come si sarebbe aspettato. Era stato l’editore Ricordi a volere la Prima della rinnovata opera Le Willis al Regio, ma Giacomo rimase scontento degli interpreti, dell’accoglienza da parte del pubblico – irriguardoso e indisciplinato –  e della critica, assai meno generosa di quanto non fosse stata, ad un mese di distanza, quella milanese in relazione alla rappresentazione scaligera.

Tuttavia Ricordi decise che anche per Manon Lescaut sarebbe stato lo stesso: Prima al Regioq  di Torino.
Erano passati otto anni dalle Villi nel capoluogo piemontese, anni importanti per la professione, con la composizione di Edgar, e la vita privata, con l’amore per Elvira Bonturi, gran donna, perdutamente innamorata di Giacomo e… Perdutamente sposata! Madre di due figli, all’arrivo del terzo (questa volta di Giacomo) i due amanti fuggirono insieme, approdando definitivamente, dopo diverse sistemazioni temporanee, a Milano e dopo ancora a Torre del Lago, il figlio Antonio già nato.
Nonostante le incomprensioni con il librettista Luigi Illica, Manon a Torino conquistò il successo che consentì a Puccini di lasciarsi alle spalle se non altro le preoccupazioni finanziarie; ma nuove nubi, tutte torinesi, si addensavano attorno al compositore lucchese.

Intanto in città, nel 1894, nasceva la Rivista Musicale Italiana, periodico trimestrale che riuniva un gruppo di critici torinesi inizialmente folgorati dal nuovo verbo wagneriano, assai poco indulgenti con estetica, gusto e intendimenti musicali e poetici del teatro dei giovani autori italiani. Lo stesso periodico che più tardi, dal 1915, vide la collaborazione, fra gli altri, di Andrea Della Corte.
La posizione di netta chiusura verso il teatro pucciniano fu chiaramente affermata fin dal primo numero.
Anche se in ritardo, si recensiva Manon Lescaut e, nonostante il lavoro continuasse a cogliere veri e propri trionfi ovunque venisse rappresentato, il critico Engelfred non esitava a bocciare l’opera senza appello. “Si nello spirito dell’opera come nella forma, troppe cose si oppongono a che possa credere trattarsi di un dramma musicale. Invero la musica, non che essere informata dal dramma, esiste per forma propria: c’è quasi sempre il ‘pezzo’; il cantabile, che – data l’indole del dramma – abbonda, si presenta sotto un solo aspetto: la romanza […]. Passando a considerare il valore della musica, questa è in generale mediocre e non di rado volgare: manca la pagina veramente elevata, la quale, facendo condonare il resto, dia quel godimento estetico che nell’opera d’arte si ricerca. Poca originalità, idee scarse e stentatamente sviluppate, luoghi comuni o volgari, indeterminatezza nell’espressione musicale dei caratteri dei personaggi, stile ampolloso ed enfatico e… Basta, decido io di fermarmi, ma ce n’è ancora per quattro righe almeno.

Ecco che Bohème a Torino partiva con il pregiudizio critico in canna e un Puccini assai scontento per altre questioni: l’acustica del Regio (il teatro è sordo), la circostanza del non bis in idem (la regola contro i bis imposta dal teatro), il direttore, che secondo il maestro era un omaccio (ma si sarebbe ricreduto già nel corso delle prove defindendo Toscanini ‘geniale’); infine l’eccessiva vicinanza ai botoli milanesi che mi “sfotteranno” sicuramente. Lo scontento pucciniano si riverberava anche nella scelta dei cantanti: le sue parole nei loro confronti non lasciano dubbi all’interpetazione.
Sia come sia, l’attesa quella sera era enorme, e la sala offriva allo sguardo dello spettatore uno spettacolo stupendo. Gremita in ogni ordine di posti da una folla elegante ed eccitata, era chiaro a tutti che quella sarebbe stata una serata molto importante. A sottolineare la sua particolare atmosfera concorreva la presenza, nel palco reale, della duchessa Isabella di Genova, del conte di Torino e della famosa principessa Letizia, protettrice delle Arti e degli artisti […].

Il bilancio? Buon successo (ma non trionfale come per Manon) di pubblico, critica torinese… decisamente critica (che brutta cosa quella di voler compiacere e allettare il pubblico!), critica non torinese (erano presenti inviati delle principali testate nazionali) sostanzialmente concorde nel giudicare positivamente il nuovo lavoro del maestro.

Le storie di Puccini e Torino si intrecciarono ancora, non solo in occasione delle rappresentazioni di Tosca, Madama Butterfly e Fanciulla del West, ma anche per le passioni del maestro.
Come si dice? Donne e motori… La vita di Giacomo non fu certo priva delle gioie e dei dolori relativi.
Il titolo di uno degli articoli del 1896 ci offre una suggestione: Giacomo il seduttore – Corinna, misteriosa studentessa, l’amore subalpino del musicista.
E poi i motori, le automobili, la velocità. A Torino, nel primo decennio del Novecento agivano ben  quattro fabbriche di automobili, la F.I.A.T., la ITALA, la LANCIA & C., la S.P.A […]
Torino, in Italia e nel mondo, era diventata sinonimo di automobile
e Puccini arrivò a possedere ben quattro automobili, fra le quali la FIAT “60 HP” e la Lancia “Dialfa“.
Arrivò il momento di venderne due, non senza annunciare scherzosamente alla sorella
Comprai vettura carina tanto
che come un guanto scivola ben
A dimensione è più piccolina;
vendei vecchione le due vettur!
Ora ho la grande e la piccina
che, poverina, pare il vapor

Puccini e Torino di Giacomo Magri si trova alla collocazione 802.B.52

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