La didattica che bolle in pentola

Tra un bilancio di metà mandato e un report sui risultati conseguiti da inizio anno, qualcosa tipo una piccola vetrina delle cose fatte e il confronto sul senso che abbiamo deciso di intraprendere.
D’altro canto, come qualche commentatore non ha mancato di sottolineare recentemente in relazione ad altri contesti, viviamo nell’epoca dell’autorappresentazione e noi, con il nostro blog, ci occupiamo anche di farvi sapere chi siamo e cosa facciamo.

Nella cucina della biblioteca musicale, la didattica (ma nel nostro caso sarebbe forse meglio parlare di divulgazione) è ormai un elemento importante, costituita da un ricettario che si arricchisce ogni anno di nuove schede.
Siamo distanti dalle capienti e funzionali cucine di altre Istituzioni musicali, la nostra è una conduzione familiare fatta di ingredienti semplici, ma direi che ci stiamo provando.

Perché ognuno con le forze di cui dispone e ognuno a suo modo, i narratori di prima linea, gli chef non stellati del menù dei bambini, quelli che da anni si occupano di didattica – compito spesso frainteso e sottovalutato – hanno la non facile missione di iniziare a dare un senso.
E forse dovrei convertire tutto il discorso al femminile, perché sono perlopiù donne quelle che abitano questa cucina, che devono far uscire i piatti, artefici della possibilità che, provata quella ricetta, il giovane avventore possa ripresentarsi in futuro con un appetito più robusto e maturo.

Far giungere gli studenti delle scuole di tutta la città (centro e periferia, per noi pari sono) e offrire percorsi che aiutino loro e i loro insegnanti a farsi un’idea del gusto della musica d’arte e dei suoi tanti profumi ci aiuta così anche a costruire una relazione e a rendere questo luogo un posto nel quale ci si può incontrare facendo esperienza della musica: questo è il nostro obiettivo minimo.
Eppure importante perché costituisce, questo come altri, un tentativo di dare concretezza alle tante parole che sull’accesso alla cultura e al sapere sono state fatte, si fanno, si faranno.

Il binomio sul quale ci siamo concentrati, consapevoli della necessità di mantener desti concentrazione e interesse, è intrattenimento e momento didattico. Coinvolgendo dalle scuole materne ai licei.
Per farla breve, sarà forse più efficace dirvi cosa abbiamo fatto negli ultimi due mesi.

Ci sono stati i percorsi articolati in due lezioni condotti in Sala Collezioni per diverse classi Primarie, ai quali hanno assistito come uditrici due studentesse del Liceo musicale Cavour che a marzo condurranno loro stesse le lezioni per altre classi. Una bella esperienza, che ci ha consentito di conoscerci, di condividere e trasferire il nostro modo di parlare di musica a chi nel suo futuro sceglierà forse di diventare un formatore o un divulgatore.

 

Il divertimento, ma anche l’esempio, è invece passato dalle nostre ormai consuete lezioni-concerto, nostre nel senso che le organizziamo, coordiniamo e presentiamo, cercando sempre di interessare i piccoli spettatori e invogliare gli studenti esecutori. Finora sono state con noi le medie a indirizzo musicale Foscolo e Drovetti di Torino e Costa di San Francesco al Campo e hanno suonato per i ragazzini di una decina di classi primarie.

 

C’è poi, almeno così speriamo sia veramente, lo spettacolo puro, quello delle fiabe musicate. Ne abbiamo già scritto, ma noi stessi ci stiamo stupendo di quanto questa ricetta originale piaccia a giovane pubblico e maestre. Dalla più light a quella più sapida e condita, con una messa in scena che varia a seconda di chi ci viene ad aiutare, reggono nell’impostazione e nel consenso che ricevono. Quest’anno le fiabe che proporremo con più frequenza saranno quelle dedicate alla Gatta Sofia e ai Musicanti di Brema, ma non mancheremo di aggiornarvi, perché sulle altre stiamo tentando nuove alchimie per cercare di renderle ancora più accattivanti (saporite?). Sempre e comunque con la nostra impronta casalinga e con i mezzi dei quali disponiamo.

Perchè a volte uno se lo chiede: sto facendo la cosa giusta? Serve a qualcosa?
Poi finiamo di raccontare e suonare e invariabilmente, fra i tanti, qualcuno dei piccoli spettatori si avvicina e cerca di toccare uno strumento o semplicemente ti sussurra con candore e sincerità: è stato molto bello… Magari solo per lui, forse no, ma sicuramente smetti di farti domande.

 

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