Dead Can Dance

dcd_collage_1

È senz’altro poco corretto e limitante considerare i Dead Can Dance come un gruppo appartenente all’area dark e dark-wave: Brendan Parry e Lisa Gerrard senz’altro nascono e si uniscono musicalmente, fin dalle origini, come figli di quella stagione oscura e nebulosa, ma hanno saputo staccarsi ben presto dai presupposti che pur ne costituirono una stagione prolifica e creativa di tutto rispetto. Ciò che li distinse, nel volgere di breve tempo, fu una propensione misticheggiante, gotica, atmosferica, ma ancor più l’idea di un progetto culturale prima che musicale, volto alla riscoperta di repertori dalle antiche tradizioni, lontani nel tempo e nello spazio. Questa ricerca li spinse in territori che spazieranno in epoche diverse e in ambientazioni assolutamente inedite, anche attraverso lo studio e la ricerca molto meticolosa sulla tradizione folk europea, con una particolare predilezione per temi medievali e rinascimentali, nonché gotici e sacri e senza per questo rinunciare a percorrere le tangenti più puramente ambient e tribali, che fra l’altro rilanciarono e posero le basi della World Music. Già da queste poche note introduttive è intuibile lo spessore e l’importanza che i Dead Can Dance hanno avuto nel panorama musicale di questo mondo… Il distacco sempre più marcato dalle origini dark offrirà nel tempo capolavori musicali di prim’ordine: nati in Australia, a Melbourne, nel 1981, grazie alla unione fra Brendan Parry (voce, synth e chitarra), Simon Monroe (basso), Paul Erikson (tastiere e percussioni) e la vocalist Lisa Gerrard, si spostarono ben presto a Londra, su un terreno più congeniale alle loro atmosfere molto tenebrose, spettrali ed atmosferiche, firmando un contratto con la nota casa discografica 4AD. La voce baritonale ed elegante di Parry e quella luminosa ed eterea della Gerrard formarono un connubio in grado di svariare, come prima si accennava, ai più disparati percorsi musicali. Nel 1984 uscì il primo album, Dead Can Dance, la cui musica segue le orme di Siouxie e soprattutto dei Joy Division, con la differenza che qui i rituali musicali si espletano attraverso derivazioni spirituali, salmi religiosi, mantra tibetani e litanie d’oltretomba. Siamo ancora in presenza dei canoni classici della dark-wave, dal punto di vista musicale, ma è la voce della Gerrard che impressiona e incanta per le suggestioni che suscita, utilizzando quello che viene definito il canto monodico, di derivazione gregoriana, che utilizza più note su una unica vocale di testo. Il secondo album, Spleen an ideal (1985), cambia totalmente registro e si affida ad arrangiamenti quasi sinfonici, con tanto di fiati, percussioni e archi. Domina ancor più la potenza visionaria e onirica del canto di Lisa Gerrard, e tuttavia tutto ciò si amalgama perfettamente con la voce di Parry, nel nuovo ruolo di cantautore / filosofo. L’album raccoglie consensi e successi, tanto da raggiungere il secondo posto nelle classifiche indipendenti inglesi. Il terzo album, Within the realm of a dying sun (1986) è il disco più esoterico e misterioso della loro carriera. Gli otto brani che lo compongono sono spartiti equamente fra i due. I primi quattro rappresentano una sorta di studio sul contrappunto e sono orchestrati da dieci musicisti da camera, coadiuvati da tappeti elettronici di matrice ambientale. Ogni strumento si muove rasentando la perfezione stilistica in un quadro solenne e maestoso, scandito dalle tastiere. La seconda metà dell’album si incentra sugli esperimenti sonori di Lisa Gerrard che stupisce per la impressionante estensione vocale con cui si muove in un linguaggio inesistente che mescola svariati linguaggi “reali”.

dcd_collage_2

The serpent’s egg (1988) è l’album della maturità: vale la pena soffermarsi su questo capolavoro poiché fra i solchi del disco si respira un’aria di spiritualità allucinata, di misticismo ancestrale accompagnato da arrangiamenti scarni ma austeri. The host of Seraphim rappresenta senza ombra di dubbio il capolavoro della Gerrard, ma non sono da meno brani come Mother tongue, tribale e rituale, la magica fiaba racchiusa in The writing on my father’s hand. Anche Parry, dal canto suo, racconta i propri incantesimi sonori e le sue ballate nello strepitoso brano Severance, nel desolante esistenzialismo di In the kingdom of blind, nei testi sempre splendidi, irreali e sognanti di Ullyses. L’intesa fra i due artisti è al culmine, tanto che, in una intervista, raccontano: “Registriamo dischi perché abbiamo molti demoni da esorcizzare, traiamo diletto dalla natura terapeutica del fare musica ed è attraverso questo godimento che vogliamo esprimere quella gioia e comunicarla alla gente. E la nostra fonte più grande di terapia, ed il nostro più grande mezzo di espressione”. Aion (1990), è un viaggio in epoche medioevali e rinascimentali, composto e suonato con strumenti d’epoca e cantato in antiche lingue. L’apice concettuale della loro musica si esplica attraverso brani brevi, senza arrangiamenti musicali, in un clima serio, oscuro, umbratile, in cui domina il canto gregoriano. Into the labyrinth (1993), è il risultato di una curiosa collaborazione a “distanza” che vede Parry vivere su una isola in un fiume al confine fra Repubblica d’Irlanda e Irlanda settentrionale e Gerrard dimorare sulle montagne dello Snow River in Australia. Il canto oscilla tra forti cicli di stampo tibetano e fascinazioni arabe, tra atmosfere etniche e world music. L’album, così concepito, si regge su un equilibrio sonoro assolutamente perfetto. In seguito, arriverà il disco live Towards the Within (1994), con registrazioni effettuate alla Mayfair Music Hall di Santa Monica. Qui, i brani proposti spaziano su registri che si discostano dagli originali, con improvvisazioni e approcci melodici inediti. Nel frattempo Lisa Gerrad si dedica anche ad una attività solista, incidendo The mirror pool (1995): l’artista, enigmatica e lontana dalle luci della ribalta, percorre un viaggio intimo, onirico, ricco di solitudine in cui il tempo viene cancellato e sospeso. Il risultato è ancora una volta scandito dalla sua voce lunare, impalpabile ed eterea, meditativa. Con Spiritchaser (1996) i Dead Can Dance percorrono e approfondiscono i sentieri etnici che incrociano influenze celtiche e contaminazioni arabe, persiane, cinesi, grazie anche a strumenti assolutamente nuovi come il bouzoki (fra liuto e mandolino) o percussioni esotiche. Il sempre più marcato indirizzo trans-globale (cioè improntato a contaminazioni di musica indiana, latino americana, africana, pellerossa, caraibica) ne rende forse un po’ troppo ambizioso e stucchevole l’ascolto, denotando una certa stanchezza compositiva.

dcd_collage_3

Così, la Gerrard prosegue la sua strada solista registrando Duality (1998), omaggio alla musica aramaica (di estrazione afro-asiatica): la cantante non rinuncia ai suoi gorgheggi che mescolano canto gregoriano, folk celtico e danze medioevali, ma per la prima volta nella sua carriera artistica si concede all’inglese. Sempre nello stesso anno, i Dead Can Dance si sciolgono. Parry racconterà che tale scelta fu dettata dal fatto che “…eravamo cresciuti oltre i limiti del nostro lavoro comune” Lo stesso Parry pubblicherà nel 1999 The eye of the hunter, un lavoro lontano dai suoi usuali standard: nessuna orchestrazione, percussioni quasi assenti, con chitarre acustiche in primo piano che ne esaltano la voce e i testi sempre molto forbiti. Un’opera coraggiosa, considerando il suo passato e la volontà di chiudere con la precedente vita artistica. Dopo questo album Parry scomparve letteralmente dalle scene per tornare undici anni dopo con il nuovo album Ark (2010), le cui lunghe otto tracce sembrerebbero tratte da un album della storica band (di cui, nel frattempo, si vociferava una “reunion”). Tornano i testi impegnati su temi socio-politici e riflessioni sulle condizioni dell’umanità post- moderna. Nel frattempo la Gerrard si dedicava con successo ad alcune colonne sonore per film, come Insider o Il gladiatore. Nel 2004, insieme a Patrick Cassidy, pubblica l’affascinante Immortal memory, che segnerà una lunga carriera solista con propri album, The silver tree (2006), The black opal (2009), Twilight Kingdom (2014) e prestigiose collaborazioni, specialmente col sintesista tedesco Klaus Schulze, pioniere della musica cosmica. Immortal memory è incentrato sul repertorio vocale sconfinato della Parry, che questa volta si misura con tre lingue antiche: latino, gaelico e aramaico. I salmi cantati ondeggiano sui tappeti sonori che Patrick Cassidy costruisce tutto intorno a stemperare e diluire in atmosfere liquide e struggenti. Ma se la storia dei Dead Can Dance pareva definitivamente chiusa, l’album Anastasis (2012) rimescola completamente le carte. L’universo proposto fra i solchi dell’album converge sul Mediterraneo e le sue sonorità, già chiare dal titolo, vero omaggio all’antica Grecia. Si ritrovano qui gli elementi etnici di Spiritchaser e la poetica di Into the labyrinth, ma con una forza minore e un poco appannata. Sebbene le canzoni dell’album siano accattivanti e in alcuni casi sorprendenti, suonano nel complesso un poco ridondanti e ripetitive e non aggiungono nulla al glorioso repertorio del passato. Non resta che segnalare l’album In Concert (2013), in cui viene ripreso totalmente Anastasis, con l’aggiunta di qualche brano storico del loro repertorio. Tutto il concerto si muove sulle suggestioni tradizionali del gruppo, tanto che viene da sé immaginare quanto i due si siano appropriati della loro arte, diventando essi stessi dei classici e punto di riferimento planetario. Se l’antico splendore appare ormai tramontato, i Dead Can Dance, e nella fattispecie Brendan Parry e Lisa Gerrard, uniti anche sentimentalmente, hanno saputo rappresentare e mantenere, specialmente in versione live, le suggestioni mistiche e mitiche della loro musica, pur senza essere seguaci di alcuna filosofia o religione. Il frutto della loro continua ricerca culturale e quindi musicale è stata espressa magistralmente in una definizione che rende merito alla grandezza dei due artisti: musica eterna.

Discografia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: