Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti: storia di due italiani a New York

Ormai lo sapete: le coincidenze ci piacciono e siamo profondamente convinti che occorra saperle riconoscere e assecondare. Eppure, ormai disattenti, ci lasciamo distrarre da altre presunte urgenze e manchiamo di onorare il tempo dell’incontro. Fortunatamente ci sono momenti nei quali queste intersezioni riescono a farsi pretesto per una breve ricerca da condividere in questo spazio.

Le bal

Vi racconto com’è andata.

Coincidenza numero 1
Mettendo mano al nostro catalogo cartaceo per una ricerca, mi sono imbattuta sulla minuta del Bacco in Toscana di Mario Castelnuovo-Tedesco, compositore che – ammetto con non poca vergogna – non conoscevo se non per averne sentito il nome. Mi sono quindi ripromessa di trovare un momento per un ascolto da dedicare alla sua musica.
Non è stato necessario cercarlo: nel corso di una trasmissione radiofonica ho letteralmente gioito all’annuncio del suo concerto n. 2 per violino e orchestra (I Profeti). Mi ci sono tuffata dentro senza la minima ritrosia e ho prestato orecchio e attenzione a qualcosa che mi ha rapito da subito senza riserve: che splendida orchestra, che armonie cangianti e rotonde! E la scrittura violinistica è perfetta, così dialogante e vivida…

Coincidenza numero 2
Vado con degli amici alla mostra delle opere di Giorgio De Chirico provenienti dalla collezione dell’imprenditore Francesco Federico Cerutti allestita al Castello di Rivoli. Nonostante la pioggia, è stata una bella occasione per tornare a visitare i magnifici spazi espositivi del castello-museo.
Fine settimana archiviato nel segno dell’arte, si riprende, fra le altre cose, con il recupero di notizie catalografiche cartacee da immettere nel nostro catalogo on-line. Ed eccoti passare fra le mani Le bal di Vittorio Rieti, una partitura, scopro poi, commissionatagli da Diaghilev per un balletto (un balletto… Stiamo parlando dei Ballets Russes!) che andò in scena con le coreografie di George Balanchine e i costumi e le scenografie di Giorgio De Chirico.
Vittorio Rieti però è un compositore del quale non conoscevo neanche il nome…

Le bal - catalogazione

Superata con abile e consumata strategia autoassolutoria l’ennesima delusione di scoprirsi immensamente ignoranti, si iniziano a mettere insieme i pezzi. Che poi è l’esercizio più interessante.
Innanzitutto, una breve ricerca su internet, poi il conforto di qualche pubblicazione cartacea. Qui in Biblioteca trovo una monografia dedicata a Rieti di Franco Carlo Ricci e uno speciale di GuitArt su Castelnuovo-Tedesco a cura di Angelo Gilardino. Poi sul web mi imbatto sulla recentissima pubblicazione del volume Mario Castelnuovo-Tedesco: un fiorentino a Beverly Hills, edito da Curci in collaborazione con CIDIM.
Proprio sfogliando la premessa del corposo lavoro del Ricci, arriva l’alibi per giustificare la mia poca conoscenza; è una frase dello stesso Vittorio Rieti, che ebbe a dire mi eseguono poco ma in tutto il mondo.
E se quest’anno, ricorrendo il cinquantenario della morte di Castelnuovo-Tedesco, la sua musica è risuonata in qualche esecuzione italiana, rimane il gusto amaro per la constatazione della difficoltà di diffusione ed esecuzione dal vivo di molte opere pregevoli di artisti appartenenti al nostro tempo (o forse il nostro è già un tempo diverso?).

Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti hanno storie di vita e artistiche differenti, ma subirono la stessa frattura esistenziale, dovettero far fronte alla medesima drammatica necessità di lasciare l’Italia e l’Europa per sfuggire alle leggi razziali del regime fascista. Entrambi di origini ebraiche, furono costretti a rifugiarsi, come molti dei compositori europei ebrei loro contemporanei, negli Stati Uniti, il primo a New York e poi a Los Angeles, il secondo a New York fin quando non terminò il conflitto mondiale, facendo poi la spola tra la metropoli statunitense e l’Europa, per lunghi soggiorni romani e parigini.

Castelnuovo-Tedesco nasce a Firenze a cinque anni dall’inizio del Novecento in una ricca famiglia israelitica e la sua istruzione passa dagli insegnamenti di precettori che gli fanno conseguire la licenza liceale senza necessità di frequentare la scuola pubblica. Gli studi in pianoforte e composizione in Conservatorio con Ildebrando Pizzetti completano una formazione che gli consentirà l’affermazione come pianista e compositore, oltre che un’intensa attività di critico musicale.

Rieti è di Alessandria d’Egitto, dove il nonno paterno, di origine padovana e umile, si era trasferito per cercare fortuna. Graziadio (il nonno) fu premiato dal fruttuoso commercio di prodotti italiani, francesi e inglesi, e la famiglia riuscì a raggiungere condizioni di agiatezza tali da costituire il presupposto affinché Vittorio, nato nel 1898, potesse dedicarsi prima agli studi tecnici voluti dal padre (approdò a Milano dopo aver frequentato la scuola tecnica italiana di Alessandria d’Egitto, iscrivendosi all’Università economica e commerciale Luigi Bocconi), poi anche a quelli musicali, con pianoforte e composizione (cimentandosi inizialmente da autodidatta e facendosi poi seguire da Giuseppe Frugatta).
Con la prima guerra mondiale Rieti è costretto ad interrompere i suoi progetti, viene arruolato e partecipa alla battaglia del Piave.

Castelnuovo-Tedesco musica i Songs tratti dal teatro di Shakespeare per poi dedicarsi – aiutato dalla sua conoscenza profonda di inglese, francese, tedesco e spagnolo – alla creazione musicale intorno ai più grandi scritti poetici della storia della letteratura. Mantenendo sempre salde le sue radici e costruendo solide relazioni e collaborazioni artistiche nella sua Firenze (si dedicò alla programmazione di quella che diventerà l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino), cresce in affermazione internazionale, collezionando esecuzioni sempre più frequenti delle sue opere.

Rieti cerca il suo stile personale, vince con il Concerto per quintetto di fiati e orchestra il Festival internazionale di musica contemporanea di Praga, si lascia ispirare dall’incontro con Casella e dalle lezioni di Respighi, muove verso Parigi e Vienna, ad incontrare Ravel, Schönberg e l’editore Hertza, così ben impressionato dal suo lavoro da voler pubblicare Poema fiesolano e offrendo le referenze per un incontro con Alma Mahler (ve la ricordate?).

Il compositore toscano passa dalla produzione cameristica all’opera, con La Mandragola, vincitrice del Concorso lirico nazionale, e poi il Savonarola, voluto  da colui che diventerà il capo del regime che lo costringerà ad espatriare.
Arrivano le esecuzioni prestigiose e i grandi interpreti, con Arturo Toscanini che sceglie lui come unico compositore italiano contemporaneo al quale dedicare la sua direzione, prima in Europa poi, nel 1933, a New York con I Profeti, nell’esecuzione di Jascha Heifetz e della New York Philarmonic Orchestra.
Se la musica di Castelnuovo-Tedesco viene eseguita e piace, la sua cifra conservatrice non convince certa critica, che non manca di farlo diventare bersaglio di attacchi e scredito.
Poi è Andrés Segovia a chiedergli di scrivere un brano che lui potesse eseguire: con le Variazioni attraverso i secoli inizia l’interesse del compositore per la chitarra, strumento al quale dedica numerose attenzioni e opere.

Rieti avrà la sua illuminazione ispiratrice con quello che diventerà il balletto Barabau (che riprende la cantilena popolare del Maramao perché sei morto), che attrasse l’attenzione di Diaghilev, di Milhaud, di Stravinsky e al quale seguirà Le Bal, sempre su commissione di Diaghilev. Spesso si reca a Parigi e, oltre a Stravinsky, entra in contatto fra gli altri con Prokofiev, De Falla, Weill, che continuerà a frequentare a New York.

Non vi ho detto che Vittorio e Mario si conoscevano ed erano legati da un rapporto di amicizia e stima, tanto che il primo compone per l’amico Poema, ispirato nei tratti compositivi alla sua opera.

Ma si afferma il regime. Nel 1934 i primi segnali di ciò che verrà, le difficoltà di Rieti per le censure dell’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, l’impossibilità per Stravinsky di proporre a Torino il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra dell’amico. Con le Leggi Razziali del 1938 si afferma anche in Italia la teoria sulla musica degenerata, l’Entartete Musik. Rieti diventa un facile bersaglio, lui che non voleva fare la fine del suo Barabau… Si trasferisce a Parigi. Nel 1940 fa imbarcare moglie e figlio alla volta di New York e, dopo un viaggio verso Marsiglia, riesce a salutare la madre per l’ultima volta (sarà deportata e morirà ad Auschwitz). A Lisbona si mette in viaggio e arriverà a New York nell’agosto del 1940.

Castelnuovo-Tedesco scopre da un violinista che avrebbe dovuto eseguire il suo concerto nel corso di una trasmissione radiofonica che il programma è stato cancellato. Il segnale che tutto sta cambiando. Perde gli amici e il consenso dei quali aveva goduto fino a prima dell’inizio di quel 1938, e,  qualche mese dopo, prende la sua decisione.
Egli si è adattato al nuovo mondo con l’ingegno e la buona volontà che le circostanze impongono, ma senza mai separarsi spiritualmente, culturalmente, affettivamente dall’Italia si legge nella pubblicazione di Gilardino. Abita fisicamente in un luogo, spiritualmente in un altro.
Castelnuovo-Tedesco, nonostante i molti aiuti degli amici musicisti, a New York fa fatica a vivere e a lavorare. Heifetz lo indirizza a Hollywood e per la Metro-Goldwyn- Mayer inizia, sotto contratto, a scrivere musiche da film. In California si sente meno alieno e dopo qualche tempo si trasferisce a Beverly Hills, chiamando a raggiungerlo moglie e figlio.
La sua bravura come compositore e orchestratore lo portano, nel giro di pochi anni, a svincolarsi dal contratto con MGM e a diventare libero professionista, potendo così proporre la sua abilità e maestria ad altre compagnie di cineproduzione, per un’industria che diventava sempre più fiorente.
Cominciò a spargersi la voce e in molti giunsero a chiedergli lezioni di composizione. Fra i tanti, coloro che vedono associato il loro nome alla fama hollywoodiana di compositori di colonne sonore iconiche: John Williams, Jerry Goldsmith, Henry Mancini.

Anche Rieti si dedicò all’insegnamento, prima al Conservatorio di Baltimora, poi a Chicago e infine al New York College of Music di New York.

Entrambi continuarono a comporre musica. Quella fu la loro salvezza.

 

 

Una risposta a "Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti: storia di due italiani a New York"

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  1. Molto interessante come sempre e significativo per me leggerlo oggi, 25 aprile, ascoltando da youtube Segovia che suona il Capriccio Diabolico

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