Direzione d’orchestra. Al femminile

Alzi la mano chi conosce il nome di almeno un direttore d’orchestra.
D’accordo, potete abbassarle.
Alzi la mano chi conosce il nome di una direttrice d’orchestra.
Coraggio…

Non fatevi intimorire dall’immagine del nostro post: è di un artista amico che ha voluto partecipare con un bozzetto per l’articolo. Lui l’ha interpretato così, e a noi è piaciuta molto la provocazione di un fascio laser al posto di una bacchetta!

Direttrice d'orchestra

Il post nasce con l’imbarazzo della ricerca di una corretta definizione per identificare una condottiera del podio. Enfatizzazioni giocose a parte, occorre forse mettersi d’accordo prima su quale termine si voglia utilizzare per un direttore d’orchestra donna. E comunque far presente che, sì, le direttrici d’orchestra esistono (ecco la nostra scelta lessicale).
Nel corso di un’intervista rilasciata recentemente al Corriere della Sera, Speranza Scappucci, quarantacinquenne direttrice d’orchestra italiana, chiede di essere definita Signora del podio, consapevole di quanto straordinario sia il ruolo che sta interpretando, calibrando con attenzione autorevolezza e naturale empatia.

D’altra parte, riuscire a contare il numero delle donne che stanno esprimendo la loro essenza artistica su questo terreno non è semplice.
Prendete Laurence Equilbey
Nel 2012 ha fondato l’ensemble Insula Orchestra, una – come la definisce lei stessa – falange che suona strumenti antichi e che ha la propria sede alla Seine Musicale, luogo di cultura parigino del quale vi abbiamo già parlato.
Nella chiacchierata fatta con un giornalista di Opéra magazine (rivista che abbiamo consultato qui in biblioteca) emerge sicuramente l’intenzione artistica della Equilbey, come pure il pragmatismo di una persona che sa di dover interpretare un ruolo più complesso, attento ad aspetti che possiamo tranquillamente definire manageriali e che fa della valorizzazione dei contributi artistici femminili un obbiettivo preciso: di qui le collaborazioni con Susanna Mälkki, violoncellista e direttrice finlandese, Emmanuelle Haïm, clavicembalista e direttrice d’orchestra francese, con Nathalie Stutzmann e Barbara Hannigan, due cantanti – contralto e soprano – e due personalità diverse, ma ugualmente impegnate nel coronamento del loro percorso professionale alla guida di grandi orchestre.
Evitando di rimanere schiacciati da una prospettiva di genere, vi invito semplicemente ad andare a cercare chi sono e cosa fanno… Provando a capire, per esempio, di quante espressioni è capace la Hannigan, quanto sia fisica la sua arte, quanto versatile ed efficace e totale sia il suo estro.

Come sono, come si muovono, quali percorsi le hanno portate sul podio? È legittimo il sospetto che avanzano gli scettici sull’efficacia, sul carisma, sulla forza (anche fisica) e sulla possibilità per una donna di guidare con autorevolezza un’orchestra?

Secondo il Maestro Riccardo Muti, più preoccupato per una certa tendenza all’improvvisazione e all’assenza di solide basi di studio, le donne possono svolgere bene questo lavoro, a patto che lo facciano senza mascolinizzarsi.

Sono andata a curiosare su qualche blog, tanto per capire che aria tira tra coloro che parlano di musica colta là dove meno te lo aspetteresti (e che non di rado lo fanno con interesse vero e vivo e buona cultura musicale). Sembra quasi che, cercando di superare il parere di quanti considerano la direzione d’orchestra troppo faticosa per una donna, il profilo della direttrice d’orchestra ideale si costruisca intorno all’efficacia, ma anche all’empatia, alla solidità e alla forza, ma anche alla femminilità, all’istrionismo ma anche alla compostezza.
Ecco, cose semplici, come raggiungere un punto di equilibrio perfetto…

Marin Alsop, americana, ha collezionato una serie di primati: prima donna a diventare Direttore stabile – non senza difficoltà e resistenze iniziali – della Baltimore Symphony Orchestra, prima donna sul podio della Scala nel 2008, prima donna ammessa a dirigere The Last Night of the Proms nel 2013 (e ai Proms era già arrivata Odaline de la Martinez nel 1984). Per MiTo 2018 dirigerà la Royal Philharmonic Orchestra nel concerto di apertura al Teatro Regio.

Interpreti mature, come Alice Farnham e Simone Young, con repertori tra il lirico e il sinfonico, o Xian Zhang, alla guida de LaVerdi per molti anni, con il ricordo del suo debutto insolito e faticoso.
La sua prima volta sul podio fu con le Nozze di Figaro alla Central Opera House di Pechino: lei che lì era pianista accompagnatrice, dall’oggi al domani fu convocata per dirigere. Nelle prove straordinarie che immediatamente seguirono, dovette far fronte alle risate che alcuni professori d’orchestra fecero partire al suo primo cenno di bacchetta; si chiuse in un severo mutismo e si allontanò, e qualche minuto dopo l’orchestra fu pronta a seguirla.

Alla guida della City of Birmingham Symphony Orchestra c’è adesso la poco più che trentenne lituana Mirga Gražinyté-Tyla, quasi coetanea della messicana Alondra de la Parra, principal conductor della Queensland Symphony Orchestra.
Volendo evitare di farsi prendere da una frenesia di informare che rischia di condurre a un’elencazione monca e sterile,  ricordiamo solo che sono tante le protagoniste impegnate in tutto il mondo, spesso senza ruoli stabili e altrettanto frequentemente interessate a progetti sperimentali e crossmediali (adesso si usa dire così!).
Le più giovani sono anche le più social, abili e disinvolte nella comunicazione, come le direttrici italiane – fra le altre Beatrice Venezi – che hanno aperto una pagina facebook dedicata alla loro sfida con il piglio di chi è consapevole che se le parole contano, molto più fanno i meriti conquistati sul podio.

Voglio chiudere con la storia di Zahia Ziouani, nata in una di quelle banlieue parigine simili a quelle di molte altre metropoli del mondo. A casa sua non mancava di risuonare giornalmente musica classica proveniente dai vinili che con grande passione venivano collezionati dalla sua famiglia. In camera, il poster di Sergiu Celibidache, a sostenerla quando in Conservatorio si sentiva dire di rimanere concentrata sui suoi studi, di non pensare a quel mestiere che non è fatto per le donne…
A 25 anni diventa la Direttrice del Conservatorio della Città di Stains, mette in piedi un festival di musica classica, diventando poi la prima donna ad essere invitata a dirigere l’orchestra sinfonica nazionale d’Algeria e la Sinfonica del Cairo.

Queste sono belle storie da raccontare, e noi continueremo a cercarle per farvele conoscere.

 

 

 

 

 

 

Una risposta a "Direzione d’orchestra. Al femminile"

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  1. Bellissima iniziativa. L’informazione non è mai troppa ed ancor meno quella cosa che si chiama cultura, anche se pochi la conoscono e meno ancora la amano.

    Elia Maria Rolle

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