Musica da viaggio

Da intendersi come musica da ascoltare o tema portante di uno o più viaggi.
Perché una delle cose da non dimenticare prima di partire è quella di fare una bella playlist, la colonna sonora del viaggio. E di aver fiducia nella possibilità di incontrare musica ovunque!

Il viaggio del quale parliamo può anche essere banale, breve, quotidiano, quindi non necessariamente vacanziero. Oppure solo simbolico, senza spostamento fisico alcuno, ma questo è un terreno piuttosto insidioso e vorremmo non percorrerlo.
Potrebbe essere un viaggio di speranza o di disperazione, e allora forse la musica sarebbe l’ultima cosa alla quale verrebbe in mente di prestare attenzione, ma paradossalmente la prima a poter salvare, facile e leggera compagna di un destino ancora da scriversi e di un passato al quale rimanere più o meno ancorati.
Se invece di viaggio-vacanza effettivamente trattasi – ancor più se i chilometri da fare sono tanti – ecco, allora sì, non credo si possa farne a meno.

Chi ha poco tempo o forse meno attitudine (o anche meno voglia), può farsi tranquillamente guidare dai molti spunti reperibili sul web. Suggerimenti di viaggi a tema – per la verità non molti – o i tantissimi sulla musica da scegliere per allietare il viaggio: dalla playlist per gli itinerari in macchina a quella dedicata ai viaggiatori solitari zaino in spalla, ce n’è per ogni necessità e gusto. Ma sarebbe un peccato non scegliere il tono e il senso musicale del proprio percorso, dimenticando così di dare ai momenti di ascolto una precisa, personalissima direzione.

Se avete fatto un viaggio con tema musicale, potreste dirci com’è stato confezionato, perché la verità è che sarà più facile che la musica si palesi quasi per caso, nelle sue tante espressioni.

Qualche esempio?

Tarda mattinata agostana di pieno ed eccessivo sole e di caldo imbarazzante. Una località alla quale stai facendo visita svela attrazioni non cercate. Un nome, un’assonanza, la conferma di un legame storico: Palais Lascaris a Nizza, Palazzo Lascaris a Torino. Lascio alla vostra curiosità la storia dei due edifici del XVII secolo, ricordandovi però che il secondo è la sede del consiglio regionale piemontese. A dirla tutta, ad incantare è stata la scoperta della notevole collezione di strumenti del Palais di quella che fu la famiglia Lascaris di Ventimiglia e che adesso è diventato sede di un museo.

Una sorpresa dopo l’altra: tra i tanti, alcuni strumenti di tradizioni musicali extraeuropee, straordinari esemplari di viole d’amore, la collezione di arpe appartenute all’arpista Gisèle Tissier e quello strano strumento che ad un tratto ti si para davanti e scopri essere la Calderarpa (in estrema sintesi un ibrido arpa-pianoforte), inventata dall’ingegnere cuneese/torinese Luigi Caldera alla fine dell’Ottocento con tanto di tre brevetti (uno italiano e due statunitensi) ad attestarlo.

Ci sono poi gli amici, forse non proprio amici, ma quelle persone dall’incontro delle quali trai un’ispirazione… E magari, incrociandoti per strada, ti dicono di quella rassegna della quale non avresti saputo o del concerto che non hai trovato facendo la rapida e distratta ricerca sulla piattaforma eventi che tutto raccoglie e tutto fagocita. Ti perdi il concerto di chiusura della rassegna Jazz, ma il contrabbassista Rosario Bonaccorso lo vai a sentire comunque, perché qualche giorno dopo suona con il pianista Andrea Pozza in uno di quei concerti che a pensarci meglio potresti dire quasi perfetti: all’aperto, sul sagrato della chiesa di un paesino di quell’entroterra ligure più apprezzato dagli stranieri che dagli italiani, risuonano brani del musicista-compositore che non conosci e che ti piace ascoltare. Non manca una narrazione breve e sapiente a spiegarti il perché di quella musica, la sua genesi, ed è bello che quelle parole siano pronunciate alternando con naturalezza italiano e inglese. Vai via con la leggerezza di un sospiro di sollievo tirato e un mezzo sorriso sulle labbra.

Se poi quella lunga attraversata in macchina la devi fare, la vuoi fare, alla scoperta di quei luoghi che ancora non conosci – e che decidi come si faceva una volta, puntando il dito sulla cartina -, allora c’è da aspettarsi molto.
A qualcuno quel dito puntato è finito sullo Stivale e lo Stivale ha da offrire bellezze e contraddizioni da far girare la testa. Scovarle può sembrare facile solo all’apparenza, essendo necessario abbandonare la naturale tendenza a veder confermate conoscenze pregresse: andare al di là di quello che attiene al nostro già noto ci costringe ad uno sforzo maggiore. Ma la ricompensa può giungere – sempre che la si voglia considerare tale – dalle occasioni più improbabili.

Maria d'Avalos e Gesualdo da Venosa

Arrivato stremato alla pizza di un fine giornata di viaggio e visita, chi si è trovato di fronte questo menù non ha potuto non pensare a noi, inviando uno scatto di una storia che già conoscevamo. Protagonista indiretto Carlo Gesualdo, principe di Venosa.
Dell’autore di questa narrazione sembra non ci fosse traccia alcuna, ma abbiamo visto confermato – con un’enfasi e un tono che certamente non ci si aspetterebbe da un menù – quello che della storia di Gesualdo da Venosa (e del rapporto con l’incantevole prima moglie Maria d’Avalos) si racconta più facilmente.
Chissà se i tanti che si accingono a ordinare sospettano quello che invece non è stato raccontato. E cioè chi era Carlo, nato a Venosa, come sia stata la sua vita a Napoli dopo i severi e rigorosi studi, quali i legami famigliari, le tensioni e i misteri che lo hanno accompagnato. Né, probabilmente, chi fosse veramente il musicista che dopo l’uxoricidio/omicidio riparò nel Castello di Gesualdo, dando vita, negli anni, alla sua corte musicale e dotato di un tratto compositivo sofisticato, a volte cupo e musicalmente avanguardistico, capace di affascinare molti dei musicisti del suo tempo e anche del nostro.

Saremmo curiosi di sapere se anche voi vi siete imbattuti nella musica e quale sia stato il suo veicolo, quale l’occasione.

Le playlist?
La mia è stata battezzata con un titolo che a fine selezione mi son resa conto non avere nulla a che fare con quello che ci ho cacciato dentro. Gli accostamenti musicali sono piuttosto bizzarri, ma a pensarci bene, neanche troppo. Il risultato è un puzzle composto da pezzi di ricerca nella mia memoria musicale e dai suggerimenti di quella intelligenza artificiale che decido di ammettere.
Grazie ai vostri spunti sulle rondini, ripesco un Dalla che sentivo cantare dai vinili della giovinezza famigliare e da lì una serie di incursioni ispirate a quegli ascolti: dall’unplugged di Pino Daniele a quello di Eric Clapton, Ivano Fossati con il suo manifesto, quel Daniele Silvestri che mi piace naturalmente; virata stretta sugli Emerson Lake & Palmer e sui movimenti sinfonici pop dei Pink Floyd, conosciuti tardi e amati subito; un prima sconosciuto Great Day di Paul McCartney e una prima sconosciuta Isabelle di Jacques Brel, e altri, che non avrebbe senso elencare.

Magari ancora l’ultimo, solo perché ascoltare la sua musica andando in bicicletta è frutto di pura gioia: Antônio Carlos Jobim…

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