Il regalo della musica

Ci perdonerete per le nostre foto, fatte in punta di dita e con gli stessi strumenti che ha a disposizione un adolescente (dotato però di perizia e audacia maggiori delle nostre).

Lo scatto non voleva essere di disturbo allo spettacolo e a chi ci sedeva vicino; è comunque servito a catturare l’atmosfera festosa dell’ultimo concerto al quale abbiamo avuto la fortuna di assistere grazie agli amici che hanno pensato a noi.
Non inquietatevi… Abbiamo semplicemente ricevuto in regalo un biglietto acquistato da loro. E con biglietto e ingresso in sala, tutto ciò che ne è conseguito.

Chi ci legge è probabilmente abituato a frequentare teatri e sale da concerto, ma così potrebbe non essere. Anche perché si può trarre piacere dalla lettura di un blog che parla di musica e non avere interesse a un ascolto collettivo. Abbiamo mille e un modo per ascoltare musica e lo scarto tra i tempi di svolgimento di uno spettacolo e quelli di una fruizione più immediata sembrerebbe irrecuperabile, soprattutto per coloro i quali presumiamo essere nati se non con uno smartphone in mano, con un lettore portatile attaccato alle cuffie.

Poi c’è questa distanza ancora più grande, quella con l’aggettivo classico (e così ci capiamo tutti) della musica. Quel pregiudizio, quella scarsa conoscenza che ci fanno pensare che non sia roba per tutti, che sia musica per gente che ne capisce, o teste argentate e volti solcati. C’è quello che capita per qualsiasi altra cosa che potrebbe far parte della nostra vita, ma – per ragioni diverse – non lo fa, e allora stentiamo a riconoscerla, senza indagarne i motivi.

Democratizzare e ringiovanire l’universo della musica classica, rendendola accessibile non più a qualche iniziato, ma a tutti, attraverso una politica tariffaria attrattiva, repertorio audace, comunicazione, collaborazioni, nuovi luoghi di rappresentazione. Per produzioni artistiche di qualità e accattivanti…
Questa è la traduzione di un programma scritto in una lingua diversa dalla nostra, in una città diversa da Torino, in un Paese diverso dall’Italia. Ma che potremmo tranquillamente adottare come sorta di prescrizione del medico della musica classica capace di restituire la misura degli sforzi di un mondo che si sta guardando intorno, provando a sintonizzarsi su quelli che vengono definiti genericamente nuovi pubblici.

Nei cosiddetti mondi della cultura ci si interroga spasmodicamente sulle direzioni da prendere, nel tentativo – necessario ma chissà quanto vano – di inseguire, ingaggiare, coinvolgere. Un inseguimento costante e sfinente. Che si gioca anche su letture e ricette molto diverse, ma che a volte si riduce principalmente alla necessità di smartizzare (scusateci ancora una volta) proposte e proponenti.
Vi invitiamo a leggere un articolo nel quale ci siamo imbattuti recentemente, indagando il tema limitrofo delle abilità e del livello di scolarizzazione dei nostri giovani. Fra gli ambiti presi in esame c’è anche quello relativo alla concertistica classica, come viene definita.

Esiste peraltro uno spazio che non viene considerato, ed è quello dell’oggettiva impossibilità di raggiungere alcune persone. Partecipare la cultura ha un costo (non sempre, beninteso) e quel costo non può essere sostenuto da tutti. Ma più di tutto, esiste ciò che emerge dalle indagini sui consumi culturali, è cioè una distanza, la mancanza di un vero interesse da parte di molti non fruitori e in particolare delle giovani generazioni. Che non può essere ascrivibile soltanto all’età anagrafica dei componenti gli organi di governance delle istituzioni culturali (per esempio, perché anche un trentenne o un quarantenne avrebbero cultura e gusti diversi da un giovane adolescente) e che, spiace dirlo, non ha a che fare solo con gli ambienti della cultura.

Quindi, se la scontata domanda che spontaneamente sorge è quella del titolo dell’articolo linkato, la risposta non può non passare, a parere nostro, dalla giusta occasione per l’innamoramento o dalla costanza dell’esercizio.
Correremo il rischio di apparire inconcludentemente sentimentali o freddamente cinici, ma è quello che potrebbe o dovrebbe succedere. Quella qualità delle prime esperienze (di ascolto, per quanto ci attiene) deve essere tale da andare a toccare corde ben più profonde del coinvolgimento per una cosa nuova e diversa, deve essere qualcosa capace di rimanere lì e generare un richiamo fatale. Oppure deve farsi consuetudine.
Affinché possa accadere, ci dev’essere qualcuno che faccia il passo di condurre a quel momento e magari consideri la possibilità di regalarlo a chi potrebbe rimanerne attratto per la vita (o anche solo un pezzetto…). Un genitore, un conoscente, un amico. Un sollecitatore. Che abbia modo di imbattersi – questo potrebbe essere un bell’esercizio – nel programma di sala perfetto per le generazioni Y e Z. Un appuntamento confezionato su misura, senza l’assillo dei numeri, con ingresso riservato agli under… fate voi.
Perché non c’è App che tenga se la possibilità di quell’esperienza non rientra nella propria sfera di conoscenza e di percezione. E la scelta del programma sbagliato della prima volta (d’accordo, è soggettivo, ma neanche troppo) sarebbe una vera rovina!

Se poi ha ancora senso invocare un contesto, andare a un concerto di musica classica non significa solo sedersi e ascoltare la musica che suonano da un palco o da una fossa orchestrale. Vuol dire anche vivere un’esperienza più ampia, prepararsi e avere modo di percepirsi diversi dal proprio quotidiano, magari darsi un appuntamento subito prima e andarsi a bere qualcosa, o approfittare della pausa durante il concerto per farsi una birra (o l’analcolico!) e scambiare due chiacchiere. Qualcosa che chi è abituato a frequentare le sale da concerto forse non ritiene necessario, ma che potrebbe essere d’aiuto nel tentare di far passare il messaggio dell’occasione, dell’inconsueto.

Questo giocando con le strategie che apparentemente ci rimangono…

E che sembrerebbero essere ormai le uniche possibili in un contesto culturale come il nostro. Perché se il problema dello svuotamento delle sale da concerto è comune a tutto l’Occidente, ciò non vale nel mondo asiatico, dove la nostra cultura musicale sembra essere un’autentica ossessione per molti genitori asiatici, poco preoccupati della vera vocazione dei propri figli e risolutamente orientati a indirizzarne gli studi e la passione musicale. La musica è una parte importante della vita per la maggior parte delle famiglie asiatiche e  la maggior parte dei bambini asiatici che conosco iniziano a prendere lezioni di violino, piano o violoncello fin dalla tenera età. Parola della violinista Sara Chang.
I risultati si vedono ormai da tempo: limitandoci a considerare quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, sono i ragazzi asiatici americani di età compresa fra i 18 e i 25 anni che stanno ripopolando le sale da concerto e il 20% circa degli orchestrali delle migliori orchestre statunitensi hanno famiglie di origini cinesi, giapponesi e sudcoreane. Senza parlare del massiccio esodo dei nostri musicisti verso Giappone e Cina…

Eppure alcuni dei nostri giovani che hanno fatto l’esperienza del concerto di classica dal vivo si son detti contenti, se non entusiasti, sorpresi anche di sentirsi a proprio agio in quella ritualità che immaginavano meno invitante.
Sembrerebbe quindi sensato evitare di pensare all’irrimediabilità di alcune circostanze e provare a costruire nuove consuetudini.

Se vi vien voglia di regalarvi e di regalare biglietti per un concerto e non sapete da dove iniziare, fatecelo sapere: proveremo volentieri a darvi una mano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 risposte a "Il regalo della musica"

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  1. Cara Laura, articolo fantastico, scritto in un italiano perfetto e comprensibile ai più. L’idea è ottima ma quati potranno/sapranno usufruirne??? Se si può progettare qualcosa di concreto io sono a disposizione, salute permettendo. Un grande abbraccio

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    1. Buongiorno Elia, ringrazio per l’attenzione di sempre e per la non scontata disponibilità.
      Se ci sarà modo di passare dalle parole (che nascono da un ragionamento del tutto personale) alla concretezza dei fatti, sapremo da chi iniziare a “incassare” un aiuto!

      Mi piace

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