Marinella Venegoni ci parla dei… Pink Floyd (2)

Pink Floyd: canteremo The Wall proprio sotto il muro di Berlino

Siamo accerchiati e senza tregua, di questo rock non se ne può più. Se il Boss Springsteen ha scelto Torino per l’apertura del suo tour, i Pink Floyd hanno puntato su Nantes, nell’Ovest della Francia, per partire stasera in tournée. Il debutto italiano avverrà ancora a Torino, il prossimo 6 luglio allo stadio, con David Zard; passeranno sotto la targa Tornasi l’8 e 9 allo stadio di Modena, e torneranno con Zard a Roma l’11 e 12 al Flaminio. È già esaurito il 9, sono stati venduti in tutto 130 mila biglietti dei 180 mila disponibili, 30 mila a Torino. L’affollamento musicale in Europa è davvero senza precedenti. Per forza, per sopravvivenza nella confusione, si fa a gara a stupire, a far di ogni avvenimento un simbolo, e non sarà un caso se l’unica conferenza stampa europea del gruppo psichedelico – davvero un pezzo della storia del rock – è avvenuta a Versailles, nella sala dell’Hotel Trianon dove Clemenceau dettò le condizioni del trattato di pace alla Germania nel 1919. Guy De Luz, presidente della Emi in Francia, signore compassato di mezza età, ha fatto un discorso di benvenuto alla Drive In, annunciando il concerto del 21 nella Piazza d’Armi a Versailles: “Ecco il posto che ha costruito Luigi XIV per far cantare i Pink Floyd, si dirà”. Non è detto che la sua fosse solo una burla, certe serate segnano il costume giovanile, un concerto si ricorda più della storia studiata a scuola. Soprattutto se, come questo, promette musica ma anche tecnologia: impianto quadrifonico, laser, sette differenti sistemi di illuminazione, fuochi artificiali, probabili acrobati motociclisti, giochi di luci perfino sugli schermi. Un grande spettacolo, insomma, che in nove mesi è stato visto da tre milioni di persone nel mondo, dai quindici ai cinquant’anni. Perché i Pink Floyd di oggi questo hanno di diverso, che sono intergenerazionali. Il loro costo, in Italia, sarà di 650 mila dollari per il solo concerto torinese, e di 600 mila per coppia di serate a Modena e Roma, che hanno capienze minori. Non è stata una conferenza stampa storica, di quelle dove ti folgora la verità. C’era troppa gente e poca voglia dì rispondere. L’attuale leader David Gilmour, che tre anni fa, in un’intervista durante l’esperienza solistica, sembrava un timido vitello agli estrogeni e parlava a bassa voce quasi si vergognasse di esistere, ora che è un po’ dimagrito, ridiventato bellino e di nuovo Pink Floyd, ha messo su cresta ed è soavemente sprezzante. Degli altri due, il batterista Nick Mason ha pronuncia oxfordiana e poche risposte ponderate, il tastierista Richard Wright lascia proprio fare agli altri. Sul trono degli intervistati c’è un’aura di canizie fortunata e un poco stupita, disturbata solo dal fantasma di Roger Waters, l’ex leader quarto membro ora in carriera solistica, che ha seminato guai giudiziari: voleva che gli altri tre non usassero più il magico nome. Gilmour stoppa: “Da 24 anni siamo Pink Floyd e continueremo a esserlo. Roger ha detto che se ne andava, ed è tutto. Non abbiamo rapporti con lui e non sentiamo la sua mancanza. In tre andiamo molto più d’accordo, Roger ama promuoversi, noi facciamo il nostro lavoro. Certo, cantiamo anche canzoni sue e lui guadagna i diritti, ma non tutti i brani erano Waters al 100 per cento, c’è tanta gente che li ha scritti e sviluppati: bisognava esserci per capire, ci sono alcune canzoni che non sarebbero state cosi, se le avesse scritte solo lui”. Dopo un affetto cosi tenace, inevitabile l’odio speculare; Mason il saggio spiega più chiaro: “Nel fare questo lavoro, non si può essere solo colleghi”. Da 24 anni insieme e, dicono, non hanno mai fatto un tour cosi lungo: “Siamo sulla strada da nove mesi, e siamo ancora vivi”. Si ritengono fortunati per avere anche un pubblico giovane, che vogliono solo divertire: “Sarebbe disgustoso” dice sempre il saggio Mason “se vecchie popstar spandessero messaggi. Ci divertiamo anche noi, finché non siamo troppo vecchi, anche se avremmo bisogno di dieci anni di vacanze. Ma siamo abituati a fare grandi show”. Gilmour racconta anche di aver visto il concerto di Michael Jackson: “Non è male, il ragazzo si farà”. Il Momentary Lapse of Reason Tour, dal nome dell’ultimo disco, in Europa ha scelto, dov’era possibile, luoghi storici o simbolici. Giovedì prossimo, i Pink Floyd suoneranno sotto il muro di Berlino. Cosa ne pensate? “Che sarà una grande esperienza cantare The Wall, il muro, proprio là”.

Marinella Venegoni – «La Stampa» 10 giugno 1988

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