Patricia Kopatchinskaja: un concentrato di estro, intelligenza e simpatia

Avere il tempo di guardarsi intorno, cercare e lasciare che gli argomenti si facciano strada da soli.
Abbiamo impostato il nostro procedere sul blog anche su questo presupposto, sicuri di poter contare sui tanti documenti che la Biblioteca ha da offrire.

Questa volta l’occhio è stato catturato da una delle riviste che la Sala Periodici mette a disposizione per approfondire un sapere musicale che passa anche dall’attualità dell’adesso e ora. Sfogliando (in effetti con un po’ di ritardo sull’adesso e ora!) il numero di settembre-ottobre 2018 di Archi magazine, ci siamo imbattuti sul Reportage dedicato al Concorso Internazionale per Giovani Violinisti Il piccolo Violino Magico, riservato ai talenti dello strumento del diavolo di età compresa fra i 9 e i 13 anni, ospitato a San Vito al Tagliamento, in Friuli.
La foto a commento dell’articolo fa più di ogni parola: Natsuho Murata, l’undicenne giapponese vincitrice, è avvolta nel suo vaporoso abito di tulle rosa, minuta nella sua compostezza, apparentemente fragile, circondata dagli sguardi dei professori d’orchestra quasi increduli a fare il tifo. Istantanea del futuro che verrà.
Sullo stesso numero del bimestrale, nella pagina di un presente quanto mai vivido, le protagoniste femminili di adesso, quelle che la scena internazionale se la sono già presa con grande determinazione.

Esattamente come Patricia Kopatchinskaja.
Lei ci ha conquistati senza neanche suonare, in occasione di un’intervista rilasciata insieme a un altro autentico fenomeno che è Theodor Currentzis, giovane e istrionico direttore d’orchestra greco-russo.
D’accordo, lei è una violinista fuoriclasse, ma con Currentzis e pochi altri forma una di quelle avanguardie espressive e comunicative decisamente poco consuete nel circuito della musica colta. L’intervista alla quale abbiamo fatto cenno nasce intorno all’esecuzione di una manciata di anni fa del concerto per violino e orchestra di Felix Mendelsshon; di quella intervista, più di ogni altra cosa, rimangono impresse la semplicità della Kopatchinskaja e le parole cercate e calibrate (già, è anche un attore…) da Currentzis quando dice che per lui ogni performance è come la fine del mondo o che la bellezza è un crimine per il mondo in cui viviamo.
Il sodalizio artistico fra la violinista e Currentzis sta proseguendo con un altro pilastro della letteratura violinistica che è il concerto di Čajkovskij e – a star dietro al susseguirsi vorticoso degli appuntamenti nell’agenda dell’artista moldava – nel momento in cui scriviamo si staranno preparando per il palco della sala allo stesso compositore intitolata in quel di Mosca.

Ma parlavamo di lei.
Vedere e sentire suonare Kopatchinskaja è sicuramente uno spettacolo: perché lei è capace di coinvolgere con la sua fisicità presente e spontanea, complici anche quelle consuetudini che ormai fanno parte del suo stare in scena. Gli abiti imbastiti e i piedi nudi servono a lanciare un messaggio che arriverebbe comunque e che suona un po’ come un io sono qui, con voi e per voi, e ci voglio star bene: ormai per tutti è la violinista scalza ed è così che si è presentata anche al pubblico torinese un anno fa circa, dedicando un pensiero speciale alla città che ha dato i natali al creatore del suo violino, un Pressenda che lei dice di amare più di quanto apprezzerebbe uno Stradivari.
Più di tutto, però, fa lo sguardo. Occhi vivacissimi, quelli della violinista, occhi che parlano, raccontano, cercano, coinvolgono, chiamano. I suoi occhi sono giovani, vogliono vedere e far vedere, sono l’effettivo specchio di quello che l’artista sta costruendo attorno a sé.
Tornando alla sua agenda, sembra quasi impossibile riuscire a tenere insieme l’infilata di appuntamenti che la violinista dimostra di saper sostenere. Per non parlare del repertorio, forse più che tridimensionale, forse sfidante, forse arrembante, comunque fatto delle tante curiosità che PatKop – come pare la chiamino i suoi fans – si sta dando la possibilità di assecondare.
Le ultime, con l’operazione condotta con la Saint Paul Chamber Orchestra nella registrazione del CD Death and the Maiden premiato con un GRAMMY Award e da un Pierrot Lunaire di Schönberg che fa saltare dalla sedia per l’abilità con la quale la violinista traghetta sé stessa nel ruolo della voce recitante femminile.

Siamo anche andati a sbirciare sia il suo sito che quello della Saint Paul Chamber Orchestra: non perdetevi il video con il quale lei si racconta, incredibilmente efficace nel tratteggiare velocemente il senso del suo particolare viaggio.
Poi l’orchestra con la quale collabora e la bella sorpresa di scoprire Urban Gardens per piano e orchestra del compositore torinese Nicola Campogrande nella loro Concert library. Brano che non conoscevamo e che ci è piaciuto assai…

Così confermando che a lasciarsi la possibilità della scoperta, c’è tanto da scoprire.

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