10+… motivi per non perdersi il Festival dedicato all’Espressionismo

 

A Torino dal 22 febbraio al 29 marzo, potrete incontrare il Cavaliere Azzurro, ossia Der Blaue Reiter, a dirla com’è nata.
E questi sono, a nostro avviso, i buoni motivi per non perdere l’occasione di un Festival di quelli sfidanti e coraggiosi:

Capire cosa vuol dire Espressionismo, dove e perché nasce, perché si impone come avanguardia tra le avanguardie, innanzitutto in contrapposizione al naturalismo e all’impressionismo

Perché non si tratta solo di musica e non ha che fare solo con l’arte: racconta, attraverso la trasfigurazione del linguaggio artistico, un momento di storia del pensiero e della sensibilità umana

Per sapere quali sono i suoi verbi, che tradotti dal tedesco fanno rompere, spingere, colpire, strappare, urlare

Perché i piani della rottura sono molteplici e riguardano il senso da attribuire alle strutture sociali e a quelle mentali, il linguaggio, la punteggiatura, le forme scolpite, dipinte, colorate e musicate, trionfalmente deformate, sintetizzate, frammentate, ridotte a lineare essenzialità

Per imparare che è stata definita arte della crisi, con il suo affermarsi parallelamente ai tempi e alle date del primo conflitto mondiale e contemporaneamente all’affacciarsi della psicoanalisi

E ricordare che quello era anche il momento degli impetuosi progressi della tecnica, con tutto il carico di inadeguatezza e smarrimento a corredo (ma dai?)

E ancora, ricordare che muove dal tentativo di dar voce, corpo, tratto all’insofferenza per un mondo sentito come inumano e non più valido e dal bisogno di cambiarlo in qualche modo, pur di cambiarlo nella sua più intima sostanza

Già che ci siamo, immaginare l’impatto che ebbe la nascita dell’arte cinematografica e quale fu il suo decisivo contributo nella diffusione dell’espressionismo tedesco

Perché ci è piaciuto cosa pensò Rainer Maria Rilke a proposito delle mele incommestibili di Paul Cézanneuna sintesi fortunata l’affermazione secondo la quale prima di lui si dipingeva io amo questa cosa, dopo di lui si dipinge questa cosa è qui

Perché è bello riuscire a capirlo e immaginarsi quali furono le prime evidenze artistiche a tratteggiarne i confini. Due anni, due nomi su tutti: 1907-1908, Kokoschka-Schönberg. Il primo, passando dal pennello alla penna, pubblica il suo dramma Mörder, Hoffnung der Frauen. Il secondo, musicista e pittore, compone il Secondo quartetto, con il quale, progressivamente e programmaticamente, abbandona la tonalità, iniziando la sua rivoluzione musicale

Perché, a proposito di Arnold Schönberg, è possibile trarre dal carteggio con il pittore Wassily Kandinsky l’evoluzione della loro ricerca, dei loro rapporti e dei drammi personali attraverso e dopo gli anni della guerra
1912 Kandinsky a Schönberg : Lei scuote tutto e dimostra che tutto è soggetto a questo sovvertimento e che tutto, considerato in astratto, è relativo e limitato nel tempo. E che soltanto la meschinità dell’uomo (ossia la sua stupidità) rimane saldamente al suo posto […] Il fatto è che al giorno d’oggi i musicisti hanno assolutamente bisogno di sovvertire anzitutto le ‘”eterne leggi dell’armonia”, mentre per i pittori questo è un bisogno secondario. Per noi la necessità maggiore è mostrare le possibilità della composizione (ossia della costruzione) e stabilire un principio generale […] In breve, vi è una legge, lontana da noi milioni di chilometri, a cui tendiamo da millenni e che intuiamo, prevediamo, credendo talvolta di vederla chiaramente e dandole perciò forme diverse […] E tutte queste forme sono giuste perché tutte sono state viste, ma sono false perché unilaterali. E l’evoluzione consiste semplicemente nel fatto che tutto appare multiforme, complesso. E sempre di più […]
1923 (aprile-maggio) Schönberg a Kandinsky: Ho finalmente capito ciò che sono stato costretto a imparare in quest’ultimo anno e non lo dimenticherò: che non sono cioè né tedesco né europeo – sì e no un essere umano (come minimo gli europei preferiscono a me i peggiori della loro razza) – bensì un ebreo […] Ho dimenticato che qui non si tratta di ragione o di torto, di verità o di falsità, di conoscenza o di cecità, bensì di una questione di potere; e in questo campo tutti sembrano essere ciechi, ciechi tanto nell’odio quanto nell’amore.
1936 Kandinsky a Schönberg: Ho chiesto più volte notizie della Sua attività e so che se la cava splendidamente con l’inglese e me ne rallegro di tutto cuore […]

Costringendoci così a ripensare a tutti quei musicisti che ripararono negli Stati Uniti, e capendo una volta di più cosa può aver significato per loro solidarietà nell’esilio

E perché sapremo che la storia di un uomo che guarda a sé stesso con trepidazione, smarrimento, necessità di trovare una strada, è forse storia di sempre, che ha ancora – almeno per il momento – l’uomo al centro. Nel bene e nel male.

Schonberg-Kandinsky-carteggio

Se volete approfondire, vi consigliamo:
Expressionismus – Una enciclopedia interdisciplinare alla collocazione 804.G.70/A

Musica e pittura – lettere, testi, documenti di Arnord Schönberg e Wassily Kandisky alla collocazione 804.G.60

 

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