Contrappunto n. 1

Il nostro primo contrappunto al Gioco del mondo con Nick Hornby e Alta Fedeltà.
Di Anna Sofia Groppo.

In una Londra nel bel mezzo degli anni ’90, il trentaseienne Rob Fleming, ex deejay e proprietario del Championship Vinyl, un negozio di dischi «prudentemente piazzato in modo da attirare il minor numero possibile di curiosi di passaggio», deve decidere se e come diventare adulto.
Il modo migliore per inquadrare la realtà che passa e l’incomprensibile presente è dedicarsi all’arte delle classifiche: dalle cinque più memorabili fregature di tutti tempi, ai suoi cinque episodi preferiti di Cin cin, dai cinque lavori da sogno, alle cinque canzoni da suonare al proprio funerale.
Naturalmente la musica è uno degli elementi principali del romanzo, una colonna sonora costante che accompagna e aiuta il protagonista a dipanare i fili della propria vita e delle sue (immancabilmente) fallimentari relazioni. In effetti, l’unica modalità con cui egli riesce a cogliere le sfumature delle emozioni che gli piombano addosso.
Rob è insoddisfatto, ha bisogno di una svolta, di quell’equilibrio e quella stabilità che solo la musica riesce a dargli. Anche se vorrebbe continuare a rimandare, deve diventare adulto. A costo di cercare di fare la cosa giusta…

Alcune delle mie canzoni preferite: “Only love can break your heart” di Neil Young; “Last night I dreamed (sic) that somebody loved me” degli Smiths; “Call Me” di Aretha Franklin; “I don’t want to talk about it”, chiunque la cantasse. E poi vengono “Love hurts” e “When love breaks down” e “How can you mend a broken heart?” e “The speed of the sound of the loneliness” e “She’s gone” e “I just don’t know what to do with myself” e… alcune di queste canzoni le ho ascoltate in media una volta a settimana (trecento volte il primo mese, poi solo di tanto in tanto), da quando avevo sedici anni, o diciannove, o ventun anni, a oggi. Questo come potrebbe non lasciare un segno? Come potrebbe non trasformati nel genere di persona destinata ad andare in pezzi quando il primo amore se ne va? Cosa è venuto prima, la musica o la sofferenza? Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici? La gente si preoccupa perché i ragazzini giocano con le armi, perché gli adolescenti guardano film violenti; c’è la paura che nei giovani finisca per imporsi una specie di cultura della violenza. Nessuno si preoccupa dei ragazzini che ascoltano migliaia di canzoni – migliaia, letteralmente – che parlano di cuori spezzati, e abbandoni e dolore e sofferenza e perdita. Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata la causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie.
(Pagg. 26-27)
Neil Young –  Only Love Can Break Your Heart – coll. 12.F.406
Springsteen  – Thunder Road ; Bobby Jean – coll. 13.F.5862.1/3
Rod Stewart –  I Don’t Want To Talk About You – coll. 13.F.6747
Nirvana – Smells Like Teen Spirit – coll. 13.F.4594.5
Clash  – Janie Jones ; White Man in The Hammersmith Palais – coll. 12.F.2138 (3CD)
Bob Marley  – One Love ; Stir It Up – coll. 13.F.5496
Rolling Stones  – You Can’t Always Get What You Want – coll. 13.F.5636
Al Green – How Can You Mend A Broken ; Heart ; Sha La La (Make Me Happy) ; Aint No Shunsine When She’s Gone ; So Tired To Be Alone –  coll.  13.F.6597
Aretha Franklin  – Call Me ; Angel ; Think ; The House That Jack Built ; coll. 13.F.7021

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