Contrappunto n. 3 con Murakami

Di Anna Sofia Groppo.

Nei suoi romanzi e racconti la musica ha da sempre mantenuto un ruolo fondamentale. Nel romanzo Kafka Sulla Spiaggia, la parola è citata addirittura 91 volte, ma anche negli altri è davvero una presenza costante. Esiste un sito (http://haruki-music.com/) dove sono elencate tutte le citazioni musicali che appaiono nei libri dello scrittore giapponese e ci sono anche diverse playlist pubbliche tutte dedicate alla tematica musicale nelle sue opere.

Tutti la ascoltano, è dappertutto e non la si può evitare.
A cominciare da Aomame, protagonista della trilogia 1Q84, accompagnata da Janaček nei diversi mondi che si trova ad attraversare:

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l’autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. […] Mentre ripercorreva quei ricordi ancora vividi, nella mente di Aomame, risuonava chiaro e sonoro, come una musica di sottofondo, l’unisono iniziale degli strumenti di Janáček. Il palmo della sua mano accarezzava dolcemente le curve del corpo di Otsuka Tamaki che all’inizio aveva sentito solletico, ma dopo poco aveva smesso di ridacchiare.

Per passare a Toru, le cui surreali vicende, ne L’Uccello che girava le viti del mondo, hanno una svolta decisiva proprio a partire da una normalissima scenetta culinaria accompagnata da Rossini:

Avevo la pasta sul fuoco della cucina, quando squillò il telefono. Alla radio davano la Gazza Ladra di Rossini, il sottofondo musicale ideale per prepararsi un piatto di spaghetti, e io l’accompagnavo fischiettando. Fui tentato di non rispondere, gli spaghetti erano quasi cotti, e Claudio Abbado stava giusto per portare l’Orchestra Filarmonica di Londra all’apice dell’intensità drammatica.
Pazienza, mi rassegnai ad abbassare il fuoco, andai nel soggiorno e sollevai il ricevitore. Poteva anche essere un conoscente con qualche nuova proposta di lavoro.

E poi, i personaggi di Kafka sulla spiaggia: Tamura Kafka in fuga da un presagio di un edipico destino, ma sempre in compagnia dell’indispensabile walkman e dei Radiohead ed Hoshino, giovane camionista con un debole per Beethoven:

Con tutto lo spazio immenso che esiste al mondo, non riesce a vederne nessuno – e ne basterebbe anche pochissimo – che possa accoglierti. Quando cerchi una voce,
trovi solo un silenzio profondo.
Ma quando cerchi silenzio, ecco la voce incessante di una profezia, una voce che a volte preme quella specie di interruttore segreto nascosto da qualche parte nella tua mente.
L’acqua gelida mi aiuta a calmare l’agitazione. Siedo sulla veranda a sentire con il walkman i Radiohead. Da quando sono scappato di casa, ascolto sempre la stessa musica: Kid A dei Radiohead, Greatest Hits di Prince e qualche volta My Favorite Things di John Coltrane […]

Hoshino entrò nel soggiorno e mise il cd con il Trio dell’Arciduca. Non appena risuonarono le prime note, dagli occhi di Hoshino cominciarono a scorrere, copiose, le lacrime. Una quantità inarrestabile. Cavolo, da quanto tempo sarà stato che non piangevo?, si chiese. Ma non riuscì a ricordarsene.

Tazaki Tsukuru, improvvisamente abbandonato dagli amici, si immerge nella malinconia degli Années de pèlerinage di Liszt:

I raggi del sole pomeridiano che entravano dalla finestra. L’ombra proiettata dei cipressi del giardino. Le tende di pizzo mosse dalla brezza. Le tazze di tè sul tavolo. I capelli neri di lei legati sulla nuca, il suo sguardo concentrato sullo spartito. Le sue belle dita affusolate sulla tastiera. I piedi che spingevano con precisione sui pedali e nascondevano una forza inaspettata. E i suoi polpacci bianchi e lisci come porcellana smaltata. Quando le chiedevano di suonare qualcosa, spesso eseguiva quel pezzo. Le Mal Du Pays. La tristezza senza ragione che il paesaggio infonde nel cuore degli uomini.
Nostalgia di casa, malinconia.

E, per finire, After Dark, dove tutta la narrazione si svolge in una notte d’inverno a Tokyo, precisamente dalle 23:56 alle 6:52

Lo Skylark. Una grande insegna al neon. Un enorme tavolo ben illuminato che si vede anche da fuori attraverso i vetri della finestra. Un gruppo di studenti, maschi e femmine, parlano, ridono, fanno baccano. Il locale è molto più affollato del Denny’s, poco fa. L’oscurità della notte che avvolge le strade qui non è autorizzata a entrare. Nella toilette dello Skylark, Mari si sta lavando le mani. Si è tolta il berretto. E non ha gli occhiali. Dagli altoparlanti sul soffitto esce a basso volume il suono di un vecchio successo
dei Pet Shop Boys, Jealousy.

Janaček – Sinfonietta  – coll. 32.ME.1369 ; CLAF.174 ; 10.F.75
Michael Jackson  – Billy Jean – coll. 13.F.6857
John Coltrane – coll. 12.F.2002
Rossini – La Gazza ladra – coll. 94.F.181 (3CD)
Beethoven – Trio dell’Arciduca –  coll. 3.F.437 ; 797.L.22
Radiohead – coll. 12.F.1146
Beatles – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, coll. 16.F.1642
Schubert – Sonata in Re maggiore, D.850  – coll. 16.F.163.1
Prince – coll. 13.F.6137
Led Zeppelin  – coll. 18.P.288.1-2
Pet shop boys – Jealousy – coll. 13.F.2685

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