Contrappunto n. 4

Di Anna Sofia Groppo

Nella playlist di questa piccola “biblioteca musicale”, non poteva mancare uno dei monumenti della letteratura occidentale del XIX secolo: La montagna incantata di Thomas Mann. Non è certamente questo lo spazio adatto per un’analisi di un’opera così complessa, ma credo sia importante sottolineare la quantità di musica presente in essa e, riprendendo le parole dell’autore, appare immediato come egli sia stato profondamente influenzato dalla musica nell’organizzazione stessa della struttura del romanzo:

«La narrazione [de La Montagna incantata] somiglia alla musica in quanto “riempie” il tempo, lo “riempie decorosamente”, lo suddivide e fa sì che “contenga e significhi” qualcosa […]. Il tempo è l’elemento del racconto come è l’elemento della vita… ad essa indissolubilmente legato, come ai corpi nello spazio. E’ anche l’elemento della musica, come quella che misura e articola il tempo, e lo rende dilettevole e prezioso: affine in ciò, ripetiamo, alla narrazione […].»

Leggere è come ascoltare musica, quindi, totale immersione in un’esperienza quasi estatica. Il tempo “puro” del romanzo, come lo definisce Mann, oltre le preoccupazioni e i problemi della vita quotidiana, è lo stesso del lettore nel momento in cui si trova a leggere. La musica e la letteratura possono essere lette nello stesso modo e portare, di conseguenza, ad esperienze (anche fisiche) simili.

In una conferenza agli studenti dell’Università di Princeton (1939, traduz. di Ervino Pocar), molti anni dopo, lo stesso Thomas Mann disse:

“Che devo dire ora del libro stesso e del modo in cui lo si dovrebbe leggere? Comincio con una richiesta molto arrogante: che lo si deve, cioè, leggere due volte. Questa richiesta va beninteso ritirata subito, qualora la prima volta il lettore si sia annoiato. L’arte non dev’essere un compito di scuola, una fatica, un’occupazione contre cœur, ma vuole e deve procurare gioia, divertire, animare, e chi non sente quest’effetto dell’opera d’arte gli conviene lasciarla lì e volgersi ad altro. A chi invece è arrivato in fondo alla Montagna incantata do il consiglio di leggerla una seconda volta, poiché la sua particolare fattura, il suo tipo di composizione fa sì che la seconda volta il piacere del lettore sarà maggiore e più profondo…, come d’altronde anche la musica bisogna conoscerla già per goderla appieno. Non a caso ho detto composizione, parola che di solito è riservata alla musica.
Ora, la musica ha sempre agito sul mio lavoro, contribuendo largamente a formare lo stile. Per lo più gli scrittori sono “a rigore” qualcos’altro, sono pittori spostati o incisori o scultori o architetti o che so io. In quanto a me, devo annoverarmi tra gli scrittori-musicisti. Per me il romanzo è sempre stato una sinfonia, un lavoro di contrappunto, un tessuto di temi dove le idee fanno la parte dei motivi musicali. Si è accennato talora — io stesso l’ho fatto — all’influsso che l’arte di Richard Wagner ha esercitato sulle mie opere. Non nego certo quest’influsso, anzi ho particolarmente seguito Wagner nell’uso del leitmotiv che trasferii nel racconto, non già, come fecero ancora Tolstoi e Zola e anch’io nel mio romanzo giovanile I Buddenbrook, soltanto a modo di contrassegno
naturalistico, in maniera, dirò così, meccanica, bensì seguendo il modo simbolico della musica. Un primo tentativo di questo genere lo feci nel Tonio Kröger. La tecnica ivi adottata è applicata, entro una cornice molto più ampia, alla Montagna incantata in un modo complicatissimo e onnipresente.
E a ciò appunto si riferisce la mia presuntuosa richiesta che si legga La montagna incantata due volte. Si può afferrare esattamente e gustare il suo ideale e musicale complesso di rapporti solo quando se ne conoscono i temi e si è in grado d’interpretare l’allusione simbolica delle formule non solo come riferimento al passato, ma anche come anticipazione del futuro.”

Moltissimi sono all’interno del romanzo i riferimenti e le citazioni a brani o momenti musicali specifici (si fa riferimento in particolare al capitolo VII) e non abbiamo certamente modo di elencarli tutti, ma presenza fondamentale è il Lied Der LindenbaumAm Brunnen vor dem Tore»; D. 911-5) di Franz Schubert tratto dal ciclo Winterreise. Nelle ultime pagine, il protagonista muore cantando i versi di questa «magica canzone»: «Ma chi per essa muore, non muore già più per essa ed è un eroe soltanto perché, in fondo, muore per il nuovo, avendo in cuore la nuova parola dell’amore e dell’avvenire…» (616).

Verdi  – AIDA: ultimo duetto  – coll. 07.P.61.1 ; 60.MC.275 p. 606
Debussy  – L’apres-midi d’un faune (prelude)  – coll. 03.P.28
Schubert – Da Winterreise : Lindenbaum – 99.MC.247 ; 97.F.382, p. 613-6 ; 675-6
Gounod  – Faust : preghiera Valentin – coll. 60.MC.710 ; 14.BD.11,  p. 641-2
Bizet – Carmen (taverna) – coll. 18.P.118 ; 60.MC.37 ;33.MB.17,  p. 610-2
Offenbach – Barcarola (act IV ; Giulietta; da Les contes d’Hoffmann) – coll. 97.F.182 , p. 601-2
Wagner –  Tannhauser – coll. 12.P.130 p.522, p. 604
Puccini – Bohème – coll. 03.F.454, p. 604

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