Non solo Elena Lucrezia Cornaro Piscopia

Tutti oggi avete svolto una ricerca targata www e presumibilmente l’avete fatto con il vostro motore di ricerca predefinito o preferito. Vi siete chiesti quale fosse il doodle odierno?

Vedendo l’immagine di una donna circondata da libri e rapita dalle parole di quello che tiene in mano, ci abbiamo cliccato sopra e abbiamo trovato l’ennesimo capitolo di quella storia di donne che ci piace ripercorrere con brevi e semplici incursioni.

Di Elena Lucrezia Scolastica (aggiunto per volontà sua) Cornaro Piscopia potete leggere nei tanti riferimenti comparsi in occasione di questo non significativo anniversario (nel senso che non è uno di quelli tondi che si è portati ad onorare), apprendendo – se solo avete il tempo di farlo – che fu la prima donna a conquistare un dottorato e che questo avvenne in quella Venezia seicentesca nella quale tutto sembrava poter accadere (in modo diverso da quanto ci stiamo abituando a vedere oggi).
Elena Lucrezia crebbe nel palazzo dei Cornaro, ora sede della municipalità di Venezia, ed ebbe nel padre il primo alleato nella sua formazione di altissimo livello. Il resto lo fece lei, naturalmente, con la sua vocazione costantemente alimentata per lo studio e l’applicazione delle arti. Tra tutto quanto seppe ed ebbe modo di studiare, vi furono anche diversi strumenti e la musica in generale, anche se fu la teologia il suo vero e “precluso amore”…

Di Venezia, di padri illuminati e di figlie musiciste avevamo già raccontato parlandovi di Barbara Strozzi e lo stesso canovaccio si ripete nelle vicende biografiche di Francesca Caccini “la Cecchina”. Ma in Italia molte erano all’epoca le donne che stavano dedicando la loro vita alla musica. Anche quando dovevano innanzitutto farsi riconoscere come interpreti e faticavano a far eseguire le loro stesse composizioni.
Così fu per Maddalena Casulana, Vittoria Archilei “La Romanina”, al servizio di Ferdinando I de’ Medici con Emilio De’ Cavalieri (ricordate?) e Andreana Baroni Basile, che – segnalata da Claudio Monteverdi – fu chiamata a Mantova ed ebbe lì e a Milano i suoi maggiori successi.

Così anche, ma non proprio, quando la loro vita si svolgeva in convento.
D’altra parte, sappiamo come la scelta di destinare le figlie alla vita religiosa era da tempo uno strumento per ricche e potenti famiglie di preservare il loro patrimonio, consentendo al contempo di mantenere superiorità politica ed economica. Fu così che dal 1200 nacquero nuovi conventi e che fra le mura conventuali si prendesse sempre maggior confidenza con teoria musicale, canto e più di uno strumento ad accompagnare.  E che si scrivesse musica e la si mettesse anche in scena.
L’ordine benedettino fu quello all’interno del quale si concentrò il maggior numero di compositrici, scelto peraltro da Elena Lucrezia quando decise di diventare oblata. A quest’ordine apparteneva Chiara Margarita Cozzolani, milanese, che difese la possibilità per le suore di far pratica musicale quando questa fu messa in discussione dall’arcivescovo Alfonso Litta.
Raffaella (Raphaella) Aleotti, diventata badessa del convento ferrarese di S. Vito, fu la prima donna a pubblicare composizioni di musica sacra, apprezzate al punto di suscitare una dedica al suo indirizzo per le dolcissime armonie fabbricate su l’organo ad avvivare i cuori, Lucrezia Orsina Vizzana pubblicò i suoi mottetti nel 1623, ricordati per i duetti e gli assoli con continuo nello stile moderno, a sostegno di quella consuetudine in molti conventi di usare mottetti per doppio coro per valorizzare talenti musicali delle suore in reazione al decreto del Concilio di Trento […]

Sono molte altre le protagoniste del tardo Rinascimento musicale italiano e se anche non ci sarà un doodle a ricordarle potrete sempre venire a consultare qualcuno dei nostri volumi. Su tutti, oggi hanno aiutato Note di Donne di Daniela Domenici, alla collocazione 810.E.127, e Donne in musica di Patricia Adkins Chiti, alla collocazione 806.D.2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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