L’oroscopo musicale: suggerimenti d’ascolto per ogni segno zodiacale

Partiti con la volontà di scrivere un serissimo articolo sul Flauto Magico, ci siamo imbattuti nello spunto sapientemente confezionato dalla NYPL (che sarebbe la New York Public Library) di dare un suggerimento di lettura per ogni segno zodiacale.
Forse l’idea non è proprio nuova, a più d’uno farà storcere il naso, ma abbiamo pensato avesse il sentimento di leggerezza estiva giusto. E abbiamo deciso di provarci anche da qui, con la nostra musica, avendo riguardo non tanto a previsioni astrologiche che non sapremmo maneggiare, quanto a quelle caratteristiche di ogni segno zodiacale che tutti, anche gli scettici ad oltranza, hanno sbirciato almeno una volta nel tentativo di riconoscersi.
C’è chi, con la mano alzata, ha già pronto il suggerimento valido per tutte le costellazioni con le suites della Sinfonia dello Zodiaco di Gian Francesco Malipiero, compositore veneziano nato sotto il segno dei Pesci, che ha attraversato il Novecento con lo spirito del grande viaggiatore, nella vita, nella professione e nelle influenze stilistiche colte ed elaborate. Oppure chi non potrebbe smettere di ascoltare The Planets di Gustav Holst, che così tanto deve alla passione del musicista per l’astrologia e che costituì l’evidente punto di riferimento per alcuni dei compositori che dopo di lui si dedicarono al sinfonismo al servizio del cinema. Forse per l’amicizia che legò i due dai tempi degli studi al Royal College of Music di Londra e il confronto costante e reciproco che ne derivò, anche Ralph Vaughan Williams dedicò ai segni zodiacali il secondo movimento (The song of zodiac) dell’opera The sons of Light.

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Gustav Holst e Ralph Vaughan Williams, settembre 1921 (The British Library)

E proprio quel Marte di Holst potrebbe essere uno dei brani che verrebbe da associare al segno dell‘Ariete, che ben vedremmo cacciatore nell’Autunno di Antonio Vivaldi e altrettanto a suo agio fra le pagine del Messiah di Georg Friedrich Händel o alla Fanciulla del West di Giacomo Puccini (sì, una donna, e che donna!).

Per il Toro la strada sembrerebbe meno segnata, ma a noi è subito venuto in mente un titolo, La fille mal gardée, il balletto che a distanza di tre secoli è ancora nel repertorio di alcune grandi compagnie di balletto, nelle due versioni su musiche di Peter Ludwig Hertel e Ferdinand Hérold: andate a scoprire l’ambientazione e la trama e capirete il perché. Poi c’è la Suite per orchestra n. 7 “Torino” di Lorenzo Perosi, e perdonate, non potevamo dimenticarcene.

Quanto ai Gemelli abbiamo scelto, per l’ovvia riconoscibilità del doppio del segno, il cosiddetto Doppio di Bach, il Concerto per due violini, archi e basso continuo di Johann Sebastian Bach, anche se è composizione che si presta alle orecchie di chiunque. La loro imprevedibilità ci ricorda la Rapsodia su un tema di Paganini di Sergej Rachmaninov e il Gemini, concerto per violino, pianoforte e orchestra di Perry William, sei tappe evocative in altrettante città del mondo e tratte da colonne sonore scritte dallo stesso compositore.

Quindi il Cancro, porta dell’estate, solarità e sensibilità, famiglia e luna, difesa e trasversalità: Notturno di Giuseppe MartucciVerano Porteno di Astor Piazzolla, senza andare subito a scomodare la Sonata quasi una Fantasia “Al Chiaro di Luna” che tutti sapete (e se non la ricordate, il promemoria di questa composizione per pianoforte di Beethoven riuscirete facilmente a reperirlo). Scomodando invece quella Moonlight di Edward Elgar composta su testi di Shelley ed estrapolata dal poema sinfonico In the South (Alassio), scritto in occasione di un soggiorno italiano del compositore insieme alla sua famiglia nell’inverno a cavallo tra il 1903 e il 1904.

Ed in effetti la luce di In the South introduce bene il segno del Leone, al centro della stagione estiva, al centro del mondo e di energie pregno. Leo: for instrumental ensemble del compositore spagnolo/catalano Roberto Gerhard è dedicato al segno zodiacale della moglie, esempio di un interesse che lo porta a scrivere anche Gemini, duo per violino e pianoforte e il sestetto Libra. E apparentare il Leone alla Sinfonia n.1Il Titano” di Gustav Mahler? Potrebbe non essere eccessivamente azzardato, se vogliamo rivolgerci a quelle caratteristiche loenine che conosciamo per averle sperimentate direttamente. Facile anche immaginare che sarebbe propenso a lasciarsi rapire dal Sacre du Printemps di Igor’ Stravinskij.

Con la Vergine, il passo cambia, cambia la luce, il carattere si fa più riservato e la precisione diventa una necessità. A noi viene in mente ancora Bach, quello dell’Arte della fuga (Die Kunst der Fuge), o la discreta Opera intitulata Fontegara di Sylvestro Ganassi, o ancora l’Arpeggione di Franz Schubert, per far felici violoncellisti e violisti (ma ci raccontano anche di esecuzioni al contrabbasso).

Ganassi_la_Fontegara

E poi c’è la pace, quella della Bilancia, l’equilibrio, quello che la Bilancia cerca e a volte ottiene, così come il senso della giustizia e forse della prudenza. Quella stessa che vide protagonista François Couperin allorché dovette far passare in Francia le sue sonate a tre nello stile italiano: in effetti lui, che si stava conquistando un posto di primo piano nella Francia a cavallo tra Sei e Settecento (prima come organista per Luigi XIV, continuando poi come ordinario della musica da camera di Re Luigi XV per il clavicembalo), adottò lo stratagemma di far passare le sue composizioni per quelle di un compositore italiano giocando con il suo nome per evitare di essere accusato di tradimento (smarcandosi di fatto e nelle parole della prefazione de Les Nations dalle polemiche sul confronto tra la musica francese e quella italiana).
Rimanendo alla tastiera, ci ricordiamo di aver scritto di un piccolo delizioso libro che racconta di Maurice Ravel, del suo senso estetico e di molto altro, e ci piacerebbe pensare ai Bilancia estasiati all’ascolto dei suoi Jeux d’eau.

Se si parla dello Scorpione, i toni si fanno più decisi, le parole pesanti, la temperatura si alza, così come passione, desiderio, gelosia, annessi e connessi (a volerci credere). Per una volta siamo colti dall’imbarazzo della scelta.
Subito l’Otello shakespeariano di Giuseppe Verdi, che in quanto a intrighi, manipolazioni, passioni e gelosie, non è secondo a nessuno. Ma anche le atmosfere di Carmen di Georges Bizet o El Amor brujo di Manuel de Falla. E ancora il teatro musicale con Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai tratto dall’omonima tragedia di Gabriele D’Annunzio, qui più che mai a suo agio.
Poi spunta dal nulla, e con ben altro incedere, un titolo che non ti aspetteresti dal norvegese Edvard GriegErotik (Erotikon), dalle Lyric Pieces per pianoforte.

In molti lo giudicano il migliore dello zodiaco, il Sagittario dal calore buono, a mille progetti votato nell’incarnazione dell’ottimismo della volontà. Espansivo e avventuroso, ignaro, pare, dei propri limiti. La sua musica si direbbe la musica del mondo, ma pensando al suo istinto comunicativo e alla sua freschezza ci è venuto in mente Benjamin Britten, magari con la Simple Symphony, che riecheggia folklore e musica giovanile, oppure Leonard Berstein con la sua poliedricità, le vicende biografiche e la musica di confine... Interrogando un Sagittario sui suoi preferiti ne è scaturito un elenco libero da pregiudizi: da Bach a Beethoven, dal primo Schönberg ad un Webern miniaturista. Senso del viaggio, inafferrabilità, guizzo imprevedibile e passionale, come quello che trasuda dal Quartetto per archi n. 2 (Lettere intime) di Leoš Janáček. Distratto da mille progetti, appare distante, e se risentito si vota al mutismo… E quanto si divertirebbe al cospetto dei 4’33” di John Cage!

Con il Capricorno non si scherza, ché è tutto obiettivi, impegno e fatica; magari non proprio, ma certo la plastilina è un’altra cosa. Questo sembrerebbe conferire solidità e lealtà, ma anche schematicità e pensiero matematico, come quello che ha guidato la mente e la mano della compositrice Sofija Asgatovna Gubajdulina quando ha deciso di scrivere la sua musica dandole il senso numerico della serie di Fibonacci. D’accordo, con questo apriamo il discorso a tutti quei musicisti che hanno composto lasciandosi ispirare dalla matematica e dalla Sezione aurea. Con i Mottetti di Bach (quante volte lo abbiamo citato?) e tornando all’oggi con Philipp Glass, la sua musica e gli studi in matematica e filosofia, o Iannis Xenakis, che del rapporto fra spazio, calcolo delle probabilità, teoria degli insiemi e dei gruppi trova il punto di partenza di una ricerca che passa successivamente all’informatica e lo conduce a formulare il concetto di musica stocastica. Ma ai Capricorno lasciamo anche la musica di Claude Debussy, fiduciosi nella loro capacità di cogliere, una per una, le numerose chiavi di lettura e lo svelarsi lento e progressivo della sua Cathédrale engloutie.

Non lo abbiamo ancora nominato perché sapevamo di trovarlo a questo punto: Wolfgang Amadeus Mozart è nato sotto il segno dell’Acquario e pur volendo evitare sovrapposizioni artificiose e insensate, qualche traccia della poca dimestichezza con la staticità nella sua biografia si trova. L’altalena tra necessaria diplomazia e ricerca di libertà, euforica creatività e abissi di tristezza, concretezza e istinto liberatore è ben rappresentata nella sua musica. Una descrizione che ricorda anche il tratto compositivo di Sergej Prokof’ev e tutta la versatilità artistica di cui fu capace, tanto necessaria, per lui e per altri, nella Russia dell’epoca.

Con i Pesci si chiude il ciclo, i Pesci sondano l’insondabile, sentono, mistici e visionari scopritori di nuovi mondi, trovano senza cercare, navigano senza salpare. Lo dicono segno della creatività e dell’arte, ed è come segnare un goal a porta vuota voler cercare una musica che ben si adatti a questo segno. Segno d’acqua, chiamano naturalmente la musica di Debussy, magari quella del Debussy più inquieto e cangiante, quella del suo quartetto per archi; oppure quella di Gustav Mahler, delle sue Sinfonie o del Lied von der Erde. Se interrogati, il primo nome che faranno sarà quello di Pëtr Il’ič Čajkovskij, ma scommettiamo che la spiritualità grondante dalla musica armena li lascerebbe ancora una volta senza difese (così come sapere che Cathy Berberian, cantante armena e moglie di Luciano Berio fu la musa del suo Requies).

 

La foto che vedete in testa al post è tratta dal CD Makrokosmos I & II del compositore George Crumb

In fonoteca potete trovare praticamente tutto, in particolare:

The sons of Light di Ralph Vaughan Williams: coll. 11.F.1090

Torino di Lorenzo Perosi: coll. 13.F.497

Rhapsody on a theme of Paganini di Sergej Rachmaninov: coll. 98.F.180

Gemini di Perry William: coll. 12.F.554

Notturno di Giuseppe Martucci diretto da Arturo Toscanini: coll. AMA.F.182bis

Nursery Suite; Dream children; In moonlight; Romance; Sospiri; Serenade; Elegy di Edward Elgar: coll. MC1440

Sinfonia n. 1 “Il Titano” di Gustav Mahler, London Symphony Orchestra diretta da Georg Solti: coll. 17.F.353

Motets BWV 225-230, di Johann Sebastian Bach, Cantus Cölln ; Konrad Junghänel: coll. 14.F.573

Kraanerg di Iannis Xenakis, Alpha Centauri Ensemble, Roger Woodward: coll. 90.F. 32

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