Marinella Venegoni ci parla di… rock e follie

Con la solita sagacia e ironia, in questo articolo Marinella Venegoni ci introduce nel mondo del grande rock in stretta relazione con alcuni grandi nomi di band e artisti e la loro vita fuori dai palcoscenici, fatta di sregolatezza, follia e massiccio uso di droghe. Scopriamo però che al di là di tutto, alcune band e artisti sono sopravvissuti alle più nefaste previsioni di gerontologi di dubbia fama e ancora oggi continuano a deliziare i nostri sensibili palati musicali, esibendosi come instancabili giovanotti sui palcoscenici di tutto il mondo…

Il rock è nonno, ogni giorno ne ha una
Ora che anche il business dei concerti sta conoscendo i primi momenti di crisi, dopo l’uragano che si è abbattuto sull’industria dei dischi, gli organizzatori di tournée si trovano davanti una risorsa e un problema. La risorsa sono le star che fanno cassetta a scatola chiusa, e vendono biglietti non appena il loro nome viene appeso fuori dagli stadi e arene; ma il problema non piccolo – è che queste star spesso non sono di primissimo pelo (neanche di secondo, in verità), e alle spalle hanno vite a dir poco avventurose, che hanno minato anime ma soprattutto corpi. Dietro l’angolo, c’è dunque sempre il rischio che i divi di sicura cassetta s’inchiodino sul più bello di un concerto o anche peggio. Ce lo ha appena insegnato il caso del leggendario David Bowie (neanche il più age della compagnia cantante, con i suoi 57 anni): a giugno, aveva cancellato o sospeso alcuni concerti per un dolore lancinante a una spalla; poi a luglio, durante una tranche di tour in Germania, gli è scoppiato un attacco di cuore, e ha dovuto essere operato di tutta fretta ad Amburgo. Ora è felicemente riparato a New York, a casa con la moglie Iman e la figlia Alexandria; ma c’è già qualcuno che gufa scrivendo che non lo rivedremo più in concerto. Da parte sua, il Duca Bianco ha incassato dall’assicurazione 6 milioni di euro per i mancati guadagni dei dieci concerti che ha dovuto annullare, e anche gli organizzatori hanno avuto il loro risarcimento; ma sono polizze che costano ormai moltissimo, e finiscono per contribuire ad aumentare i prezzi dei biglietti. Il caso Bowie è emblematico dei rischi che corrono tutte le rockstar che non sono morte prima di farsi vecchie, come sperava la vecchia e ribalda canzone. Tempo fa, il sito musicale rockol.it ha raccontato le diaboliche previsioni commissionate dalla rivista «Blender» a un gerontologo yankee di fama, David Demko il quale, in base a propri imperscrutabili parametri secondo i quali “ l’80% dei fattori che controllano la lunghezza dell’esistenza sono in relazione con lo stile di vita”, ha stilato previsioni che dovrebbero far fare scongiuri a palla a molti soggetti famosi. Michael Jackson, per esempio, ci dovrebbe salutare a 76 anni; la povera Whitney Houston già a 59; Ozzy Osbourne a 65 (nel 2013), mentre il più longevo è senz’altro annunciato Sting, che secondo Demko dovrebbe togliere il disturbo a 93 anni suonati. Chi vivrà vedrà, ma intanto lo specialista ha dovuto dichiararsi sconfitto su Keith Richards, il più sregolato che ci sia al mondo: secondo i suoi criteri, il chitarrista ci avrebbe dovuti lasciare nel ’96, a 52 anni, invece è ancora lì che beve Jack Daniels e fuma «chain smokin’», come dicono gli americani quando uno si accende la sigaretta con il mozzicone precedente; si dice anche che non abbia del tutto smesso con altre sostanze, ma bontà sua solo in casi rari e se di qualità sopraffina. “Keith Richards sfugge semplicemente ad ogni logica”, ha solennemente pontificato Demko. Di recente, il settimanale “Newsweek” ha trovato piccoli segni di attenzione alla vita da parte dell’autore di mitici riff alla chitarra: qualcuno infatti ha sentito dire a Keith che bisogna stare attenti ad usare troppo i cellulari: “E’ come metter la testa dentro un forno a microonde”, spiegava il mito accendendosi una pensosa sigaretta. I colleghi e coetanei di Richards sanno bene che si debbono riguardare, se vogliono continuare a stare ogni tanto tre ore sul palco per perpetuare le proprie leggende. «Polpettone» Meat Loaf l’anno scorso ha dovuto cancellare un tour per problemi intestinali, cui sono seguiti disturbi di cuore; il batterista dei Rolling Stones, Charlie Watts, è in cura per un cancro alla gola. Watts, 63 anni, si sta sottoponendo a un ciclo di radioterapia a Londra per curare un tumore diagnosticatogli due mesi fa. “L’ultima cosa che vuole – fanno sapere gli amici – è che tutti chiamino e ne facciano un caso, pensando che morirà. E’ fiducioso, perché gli è stato detto che ha tutte le possibilità di rimettersi completamente”. Ozzy Osboume, 55 anni, un altro forte come un toro visto che è ancora vivo con tutto quel che ha mandato giù (pipistrelli compresi), continua a fare il ragazzino e si è massacrato lo scorso dicembre cadendo da una moto fuoristrada: ha dovuto posporre tutti i suoi impegni, compreso il rimettere insieme la formazione originale dei Black Sabbath (ora finalmente in tour Usa, dal 10 luglio scorso). È andata peggio a John Entwistle degli Who, morto di cocaina nel 2002 a Las Vegas alla vigilia di un tour: lo rimpiazzarono immediatamente con Pino Palladino non per cinismo, ma perché in caso di morte per droga nessuna polizza ti risarcisce. I premi delle assicurazioni, in America, sono raddoppiati negli ultimi cinque anni: in un tour dal quale ci si aspetta un incasso di 100 milioni di dollari, una band può spendere dai 3 ai 5 milioni per l’assicurazione sulle cancellazioni. È ovvio che, a parte pochi casi, lo yoga, il metodo Pilates e il latte di soia abbiano rimpiazzato il sesso droga & rock’n’roll. Mick Jagger va in tour accompagnato dal fisioterapista; un altro ex maledetto, Joe Perry degli Aerosmith, ha detto addio ai raduni in stanza per assumere sostanze in gruppo, e preferisce ormai salutari visite nelle palestre degli alberghi dove soggiorna quando è in tour.

Marinella Venegoni, «La Stampa» 18 agosto 2004

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