I 250 di Ludwig (van Beethoven). Episodio 1

Ich heiße Ludwig e sono nato a Bonn nel 1770. Questo per me è un anniversario importante e scommetto che non riuscirete a scamparla, voi che ancora volgete lo sguardo indietro. Vi toccherà sentirne e leggerne e ascoltarne ancora, e magari alla lunga questa scorpacciata vi disturberà. Portate pazienza, so che a voi riesce, chissà che questo non serva a far arrivare la mia voce a chi non l’ha mai ascoltata; la mia musica a chi non ha mai avuto occasione di sentire una sola delle tante note che mi hanno riempito la vita (e la testa, anscheinend) e che io stesso, da un certo momento in poi, non sono stato in grado di udire. 

Torniamo a quel 16 dicembre 1770. Probabile sia stato il giorno del mio battesimo e non la vera data in cui la mia povera mamma mi mise al mondo. Meine Mutter, oltre all’angoscia per quello che andava combinando mio padre, da quel momento in poi dovette preoccuparsi anche di e per me, almeno fino ai miei sedici anni, quando se ne andò per malattia e fatica. Era una madre così buona, gentile; era la mia migliore amica.¹
Quanto a mio padre Johann, pur avendo ereditato passione e abilità musicali dal suo, da mia nonna ebbe in dote quella per l’alcool. Quando se ne andò mia madre, perse il controllo e con quello il lavoro; gli tolsero anche la patria potestà, costringendo me a prendermi cura dei miei fratelli minori.
Ciò non gli impedì, quando avevo circa cinque anni, di riconoscere il mio precoce talento musicale e decidere di metterlo a frutto.

Forse quelle lunghe ore di studio passate fra clavicembalo, violino e viola sono effettivamente servite, forse avrebbe potuto essere tutto più leggero. Anche se non mi toccò in sorte ciò che Leopold Mozart serbò per il Wolfgang, vi assicuro che mio padre, col suo rozzo fiato sul collo e la sua smania di accreditarmi come enfant prodige, mi fece passare discreti momentacci (arrivò persino a mentire sulla mia età, facendo credere fossi più giovane di due anni)!
Con l’organo le cose andarono diversamente, quello sì che è uno strumento davanti al quale rimanevo seduto per ore senza accorgermene: mein Gott, quanti suoni è in grado di tirar fuori! Che meraviglia quella rigogliosa polifonia!

Il Maestro Christian Gottlob Neefe mi fece conoscere i segreti del Clavicembalo ben temperato di Bach: grazie alla sua intercessione ottenni il mio primo incarico come organista aggiunto alla corte di Bonn e le pubblicazioni delle mie prime opere. Sono poi costretto ad ammettere che qualche influenza sulla mia formazione l’ebbe anche un italiano, Andrea Luca Luchesi, del quale non parlo volentieri perché si prese il posto di Kappelmeister che fu di mio padre. 

Beethoven, Ludwig, io, all’età di quattordici anni potevo così aiutare la mia famiglia che era considerata e sarebbe diventata ancor più povera. Io, Ludwig van Beethoven, avevo iniziato a lottare per il mio personale riscatto, tentato dalla necessaria mondanità ma così consapevole e caratterialmente suscettibile da riconoscerne i limiti.
Riuscivo anche a dare le mie belle lezioni di pianoforte: fra i miei allievi di allora c’era Loretta, Lörchen, per tutti Eleonora von Breuning, con la quale trascorsi momenti piacevolissimi, in compagnia dei suoi fratelli e di sua madre: tutti loro furono per me una seconda, calda famiglia. Anche se conobbi in quel periodo altre allieve per le quali provai intensa attrazione (e che molto dolore mi procurarono), fu lei l’amica che quando giunse il momento del mio definitivo trasferimento a Vienna mi ricordò le parole del poeta Herder: che l’amicizia col bene cresca come l’ombra della sera, fino a che si spenga il sole della vita.
Per più di un anno non ebbi modo di scriverle, ma dopo un po’ di tempo trascorso a Vienna mi e le ricordai quanto fosse preziosa: Nondimeno il Suo ricordo fu sempre vivo in me. Molto spesso mi sono intrattenuto con Lei e la Sua cara famiglia, anche molto spesso senza la tranquillità che avrei desiderato.²

Le donne! Tutto quanto le riguarda mi ammalia e atterisce; il matrimonio uno spettro che si agita tra me e loro. Ma non è questo il momento di parlarne…

Non sapete che città fosse Vienna in quegli anni! Ci andai una prima volta nel 1787, ma fui richiamato da una lettera nella quale mi si informava dello stato di salute critico di mia madre. Doveva essere un anno pieno di promesse, ci fu anche quel breve incontro con Mozart (ci fu veramente?), ma poi tutto precipitò con la morte di mamma e subito a seguire della mia sorellina Margarete Josepha. 

Fu il conte Ferdinand von Waldstein lo sponsor della seconda volta a Vienna; fu lui che vide in me il possibile successore di Haydn e Mozart e mi aiutò a fare il grande passo. Preparai tutto, e trovata quella che sarebbe diventata la prima di una lunga serie di dimore viennesi, mi misi in viaggio.
Sapete che lungo il tragitto incrociai molte truppe francesi? Le istanze repubblicane, quel fermento e quelle promesse… L’illuminismo di quegli anni mi permeava e forgiò il mio carattere di immensa e tragica umanità. Ci ho creduto veramente, a dispetto di quello che la storia e alcuni uomini in particolare avrebbero deciso più tardi… (i puntini di sospensione sono una barbarie? non me ne importa nulla!)

Probabilmente vi sto già annoiando e direi che questo è il momento per una semplice successione di dominante/tonica a chiudere il nostro primo episodio. Ma non è che l’inizio, perché ad accendere la mia vita professionale verranno ben altri accordi e gravi angosce mi attenderanno, insieme a sospirati, impossibili e ignoti amori (gli studiosi ancora si arrovellano!).
Decisamente un nuovo capitolo, che merita l’attesa del prossimo episodio.

 

 

¹ Lettera al Consigliere von Schaden del 15 settembre 1787

² Lettera a Eleonora von Breuning del 2 novembre 1793

 

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