Marinella Venegoni ci parla di… Sanremo 1996

Si sono riaccese le luci sul palcoscenico del Teatro Ariston, in occasione della settantesima edizione Festival di Sanremo. Kermesse sonora e non solo, Sanremo ci ha abituati, fin dalle origini, a spettacolo, musica, critiche, censure, provocazioni e drammi e continua a produrre polemiche anche ai giorni nostri, sebbene sia in grado di catalizzare intorno a sé, proprio per queste sue peculiarità non esclusivamente sonore, una attenzione mediatica imponente e di risonanza mondiale. L’andamento del Festival, il suo successo e i clamori che suscita vanno a braccetto con le capacità del presentatore, spesso mattatore vero e proprio, di condurre le serate con perfetto equilibrio. In questo articolo, Marinella Venegoni si occupa di una delle figure che senza dubbio hanno fatto parlare di sé il Festival e ne hanno anche costituito una buona parte di storia.

Sanremo, di tutto di più
Quasi tutti sono arrivati e le cifre snocciolate da Pippo Baudo paiono preoccupanti, esagerate: si sono accreditate al Quarantaseiesimo Festival di Sanremo che si apre stasera in diretta tv alle 20,40, dal teatrino del Casinò: 130 testate con 302 giornalisti; 130 fotografi; 322 esponenti di radio & tv private; 30 giornalisti stranieri di 25 testate fra le quali il «New York Times» che grazie all’arrivo di Springsteen, martedì, scopre finalmente Sanremo; 32 tv internazionali con 70 addetti. Forse, neanche Clinton e Eltsin hanno tanti giornalisti che li seguono quando si incontrano per decidere i destini del mondo. In tutto, 854 professionisti racconteranno la gara canora che tutti – pare – c’invidiano. Baudo è corroborato, adrenalinico e non potrebbe essere altrimenti, con tante ore di trasmissione davanti (e dietro). Ieri, seppur sofferente di un edema alle corde vocali, per più di un’ora ci ha raccontato il Festival; ne ha parlato da direttore artistico e da presentatore, da avvocato e da tecnico della musica. Superpippo come la Rai: di tutto, di più.

Sei giorni di Festival, da stasera a sabato, non le sembrano un po’ tanti?
L’idea è del direttore di Raiuno Brando Giordani. C’è la Sei Giorni ciclistica – ha detto – perché non fare anche quella canzonettistica? Ma stasera è soltanto un galà di presentazione. Si schierano le squadre, ci sono De Crescenzo, D’Agostino, Ippoliti, Ambra, che da mercoledì animeranno il Dopofestival.

Dentro e fuori la Rai, si mugugna che lei stia troppo in video. Non dica che non è vero.
Il Baudometro è sbagliato: ho scoperto che nel presenzialismo tv sono soltanto al diciottesimo posto e me ne dispiace: però si parla sempre di me perché i miei programmi sono seguiti e fanno clamore. In effetti però negli ultimi tempi sono uscito un po’ troppo, per via della carenza di magazzino che era da coprire. Anche per consiglio dei medici, mi dovrò risparmiare, dopo Sanremo: salteranno 2 puntate di “Numero Uno”. Ma in fondo io al Festival sono piuttosto il cerimoniere di una macchina, non al centro dell’attenzione

E’ stato lei a chiedere di far saltare il «Maresciallo Rocca»?
E’ stata una decisione ai vertici della Rai: di martedì, con due programmi forti e con lo stesso pubblico potenziale, ci saremmo fatti un danno reciproco. Inoltre, la Rai sta vivendo un’esplosione di ascolti: vinciamo sempre sulla concorrenza e bisogna insistere. Finché dura. Dopo le elezioni, chissà cosa succederà

Prime polemiche festivaliere: chi ha censurato il termine «omosessuale» nel testo di «Sulla porta» di Federico Salvatore? E’ stato lei?
Sono stati gli stessi autori, Salvatore e Bigazzi, perché hanno pensato che togliesse poesia e forza alla canzone. Io sono d’accordo. Chissà quante volte Dante ha cambiato le parole della “Divina Commedia”. E poi il testo di “Sulla porta” è già talmente esplicito, doloroso e forte, che non ha bisogno di appigli spettacolari: pensi a “Jeff ‘ di Jacques Brel, dove si parla d’un malato di cancro che sta morendo senza mai nominare il male. Non si dimentichi che il pubblico italiano è intelligente, capisce

Ornella Vanoni, esclusa, dice che il Festival è sempre il solito vecchio inciucio: tu mi dai Springsteen, io ti faccio vincere Spagna
Ho cercato Ornella tutto l’anno per convincerla, poi s’è scoperto che la canzone era nota. Andiamo alle elezioni perché mancano le regole, ma almeno Sanremo le regole le ha: stasera dimostrerò con i nastri in diretta che le due canzoni, la sua e quella dell’allieva di Mogol, hanno musica identica

Nel ’92 si scoprì che “Italia d’oro” di Bertoli era già stata cantata con un altro testo, ma Bertoli rimase
Parlo da avvocato: la legge si può interpretare, io la applico

A proposito delle sue molte professionalità. Si sa che lei è anche intervenuto sulla confezione delle canzoni
Ho consigliato a Zarrillo di mettere il finale al suo brano, che non lo aveva. Poi ho suggerito a Ron di anticipare la terza parte della canzone: sono andato a trovarlo a casa a Grugliasco, mi son messo al pianoforte e l’ho convinto

Che cosa pensa della proposta di Fini di proteggere la musica italiana?
L’interventismo non mi piace, neanche nella musica

Da stasera «Striscia la notizia» va in onda fino alle 21, ed è pure annunciato un intervento della Vanoni
Veramente, con “La Zingara” e con “Il fatto” li abbiamo fregati nell’audience

Marinella Venegoni, «La Stampa» 19 febbraio 1996

libri e dischi legati al Festival della canzone italiana di Sanremo in Biblioteca musicale

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