La nostra breve playlist. Coccinella inclusa

Ci è parso potesse essere utile e ci siamo messi a pensare alla musica che ci fa star bene. Senza pretesa alcuna e beneficiando degli spunti di amici che ci seguono con interesse, è venuto fuori questo strano puzzle, messo insieme con un criterio quasi (quasi) casuale.

Rhapsodie In Blue di George Gershwin (ne abbiamo trovato una versione sul web con al piano Herbie Hancock e alla bacchetta Gustavo Dudamel che ci sentiamo di consigliarvi per la disinvoltura quasi scanzonata, senza per questo dimenticarci dell’accoppiata Stefano Bollani/Riccardo Chailly).

L’abbiamo scoperto da poco anche noi, ma questa è musica che vale la pena di essere ascoltata: del Concerto per clarinetto e orchestra di Jean Françaix non accontentatevi del gioioso primo movimento, perché più avanti c’è un Andantino che è un incanto, e che vi lascia lì, in quella strana e sospesa condizione dalla quale faticherete ad allontanarvi.

A proposito di musica che ha il potere di portarti in una dimensione altra, vi esortiamo ad andare a sentire il Pie Jesu dal Requiem di Karl Jenkins, e da lì allargarvi a tutto il brano.

Tornando al piano, La plus que lente di Claude Debussy – spogliata dell’ironia attribuitale dall’autore – ci cattura e ci culla, così come le tre Gymnopédies di Erik Satie, essenziali ed ancor più efficaci nell’orchestrazione che ne fece Debussy stesso.

La foto che abbiamo scattato è quella di una raccolta di brani di Fabrizio De André, registrata con la London Symphony Orchestra, nella quale è inserita una canzone che dal titolo, al testo, alla musica… ecco… ci è sembrato utile ricordare: lasciamo alla vostra sagacia scoprire quale sia. Senza dimenticare che Franco Battiato ha poi composto quell’inno d’amore intitolato La cura. Questo quanto ci ha suggerito Cecilia, che ha poi tirato fuori dal cilindro il Don’t Worry Be Happy dell’immenso Bobby McFerrin

E poi c’é Lucio Dalla con il suo L’anno che verrà, che Michela, a partire da quel famoso primo verso, ha pensato di evocare e che noi vorremmo affiancare a Futura, così, forse perché il suo nome detto questa notte mette un po’ paura…

A me mette allegria, l’ascolto e non penso più a nulla: Fiorella dice che questo è l’effetto che le fa l’ascolto di Sunrise di Norah Jones. Noi lo stiamo già constatando!

Con With a Little Help From My Friends di John Lennon e Paul McCartney ci avviamo in chiusura e constatato che a forza di ascoltar musica s’è fatta una certa, Marta suggerisce il Wiegenlieder op. 49, n. 4 di Johannes Brahms (che tutti conosciamo come Ninna nanna).
Noi, in coda, vorremmo ancora aggiungere la straordinaria rarefazione di Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt.

 

 

 

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