I 250 di Ludwig (van Beethoven). Episodio 6 – Il messaggio della musica

Alla fine del 1805, dopo Austerlitz, Vienna e le sue strutture di ricovero sono piene dei prigionieri russi provenienti dai campi della battaglia ingaggiata insieme alle truppe austriache contro i francesi.
Chi ha potuto ha lasciato la città, trovando rifugio in campagna.


Vi ho già detto delle pressioni ricevute da Lichnowsky per la revisione del Fidelio. In effetti da un po’ di tempo egli dimostra nei miei confronti un’attenzione che non mi lascia tregua. Non solo per quanto attiene alla mia musica, ma anche riguardo a certe faccende sentimentali che mi vedono nuovamente protagonista di un fraintendimento circa il mio interesse per la sposatissima Marie Bigot…
Il principe mi fa uscire di senno, il che ha dell’incredibile, non trovate?
Dopo una furiosa lite al culmine della quale ho tentato di sbattergli una sedia in testa e rovesciato il suo busto, giungiamo ad una riconciliazione; ma i nostri rapporti sono destinati a raffreddarsi e la rottura definitiva porta in dote l’interruzione del pagamento di quel vitalizio che fino ad ora mi ha consentito di vivere con una certa dose di tranquillità. Adesso sarà più dura e non manco di farlo presente a più riprese ai destinatari delle mie lettere.
Ma sapete che non si può certo fermare la mia arte! Scrivo, scrivo forsennatamente, occupandomi alternativamente delle mille incombenze organizzative che mi piovono addosso e della mia musica.
Quel Fidelio mi ha spossato; lo sento alieno alla mia vera vocazione compositiva: quando sento nascere musica in me, è sempre per una grande orchestra. E infatti nel 1806 finisco la Quarta Sinfonia, la Messa in Do maggiore, chiudo il Concerto per violino e orchestra (mai sentito? rimediate subito!), il Quarto concerto per pianoforte e l’Appassionata.
I principi Lobkowitz e Kinsky con l’arciduca Rodolfo Giovanni d’Asburgo Lorena sono i giovani nuovi mecenati che prendono a cuore la mia causa: finalmente, nel marzo del 1809, la proposta di un contratto che consenta la libera espressione della mia arte e renda merito e dignità al mio lavoro¹.
D’altra parte arrivavo da una doppietta mica da ridere… Nel dicembre del 1808 avevo presentato le due sinfonie gemelle, sparando nell’etere il mio message in a bottle, che la dice lunga sulla ricchezza e la sfaccettatura delle mie espressioni musicali e, ammettiamolo pure, d’animo. Di che parlo?
Ta, ta, ta, taaaaaaaaa… Del destino che bussa alla porta…
Cos’avete capito? No, non è ancora il Mio momento, ma quello del frammento che più d’ogni altro ha conquistato la memoria musicale di tutti quanti gli uomini venuti dopo di me. L’incipit della Quinta Sinfonia… Che sa di destino, come annoto io stesso nell’atto del comporre, plasmando della materia impalpabile della musica quel sentimento di continua lotta tra le forze oscure e inconoscibili dell’irrazionale e una Ragione alla quale appellarsi per rimanere saldi; lasciando che a lenire questa tensione sia la natura e la sua linfa guaritrice².
Non faccio in tempo a scrivere l’annotazione Canto trionfale per il combattimento! Attacco! Vittoria! a margine del primo movimento del monumentale Quinto concerto per pianoforte (L‘Imperatore, come più tardi fu ribattezzato), che eccola di nuovo. La guerra tra Austria e Francia si ripresenta, parrebbe quasi destino ineluttabile, insieme all’immancabile carico di umana desolazione, svilimento, nuova fatica e umiliazione. E successiva ricostruzione. Sono forse questi i pensieri che guidano la mia mano nel tratteggiare le prime note del secondo movimento, o non cos’altro. Sembra quasi incredibile trovare me stesso in quella limpida, commovente e lirica successione di note.
Avrei voglia solo di allontanarmi da questo delirio, di tornare alla mia campagna, ma non è certo possibile. Devo rimandare e continuare a lavorare. In fondo sta per chiudersi il mio decennio d’oro, nel quale son riuscito a far dare alle stampe qualcosa come otto nuove pubblicazioni all’anno e pure con diversi editori sparsi tra Vienna, Bonn, Lipsia e Zurigo (Leggendario, non c’è che dire!).

E a proposito di quanto mi sto lasciando alle spalle, ho voluto risparmiarvi i dissapori e i contrasti con i miei fratelli. Dopo il suo matrimonio, ho molto attenuato i miei rapporti con Kaspar Karl; quanto a Nikolaus Johann, ebbene, mi ha deluso enormemente e irrimediabilmente quando si è fatto avanti con insistenza per la restituzione di quei 1500 fiorini che ebbe a prestarmi. Al diavolo anche questo!
Ho invece voglia di raccontarvi a chi pensavo, scrivevo e indirizzavo i miei amorosi intenti. 

Prendendomi tutto lo spazio che occorre, naturalmente!


¹ Le prove che il Sig. Ludwig van Beethoven ci offre ogni giorno del suo straordinario talento e del suo genio compositivo, ci hanno indotto a pensare che saprà fare sempre meglio, superandosi ancora.
Com’è dimostrato, l’uomo non può interamente dedicarsi alla sua arte se non alla condizione di essere libero da ogni preoccupazione materiale: solo allora potrà produrre quelle opere gloriose che onoreranno la storia dell’arte.
I sottoscritti hanno quindi preso la decisione di mettere il Sig. Ludwig van Beethoven al riparo dai bisogni e dagli ostacoli che una sorte malevola potrebbe opporre all’espressione del suo genio. Conseguentemente, i sottoscritti si obbligano a corrispondergli annualmente la somma di 4000 fiorini…

² Quanto son felice quando posso errare fra i cespugli, nella foresta, tra gli alberi, il verde e le rocce. Nessun uomo saprà amare la campagna quanto me..


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