I 250 di Ludwig (van Beethoven) – Episodio 9 – Rassegnazione o resilienza?

Sottomissione, la sottomissione più profonda al tuo Destino […]
Non puoi più essere un uomo, non per te stesso, solo per gli altri; per te non c’è più felicità se non in te stesso, nella tua arte […]


Sono queste le parole con le quali inauguro il mio diario-non diario, parte di quel grande patrimonio di lettere, note, appunti, confessioni che vi hanno aiutato a ricostruirmi, a comprendere quali pensieri, volontà, sentimenti, contraddizioni abbiano animato il mio spirito e mi abbiano in qualche modo accompagnato; salvandomi, con tutta probabilità.
In queste righe dell’autunno del 1812 si fa strada il germe di una strana rassegnazione o forse qualcosa di più simile a quella che voi oggi definireste resilienza.
L’arte e me stesso: ecco a cosa mi aggrappo, tutto quanto rimane dopo la rinuncia definitiva ad ogni aspirazione romantica e al tempo stesso concreta di un amore da condividere all’interno di un recinto matrimoniale.
Eppure anche l’ispirazione artistica fatica a farsi strada. Dalle mie penne e dai miei fogli sono poche le opere che prendono una forma degna di tutto quanto fatto nei dieci anni appena trascorsi: che ne è stato delle tante pagine di musica che sono riuscito a riempire, dei concerti, delle sonate, delle otto sinfonie, dei quartetti? Con la fine del 1812 dovrò accontentarmi di ben altre misure, altri ritmi, perlopiù minima ispirazione.
Inizia per me un periodo estremamente faticoso, nel corso del quale perdo il controllo dei miei nervi, vado in confusione, mi trascuro più di quanto non abbia mai fatto.
Alla fine dell’estate del 1813 sulla mia strada incrocio un personaggio assai curioso, ingegnere, inventore, impresario, del quale vi racconterò riguardo a quanto mi ha interessato direttamente, ma che vi invito ad andare a scoprire con una facile e rapida ricerca della vostre.
Si chiama Johann Nepomuk Mälzel ed oltre ad essere l’ideatore di un cornetto acustico che gradisco particolarmente¹, è ispiratore dell’idea di una nuova composizione che ha come protagonista una sconfitta di Napoleone: quale migliore ristoro per il mio spirito spossato!
Mälzel, inventore del metronomo, tira fuori dal suo magico cilindro da surreale progettista il Panharmonicon (un bizzarro organo meccanico in grado di imitare i suoni di diversi strumenti e una serie di effetti sonori di spari di cannoni) e mi convince a scrivere per la sua macchina una sinfonia in onore dell’Inghilterra per la Battaglia di Vitoria (o Battaglia di Wellington), nel corso della quale Wellington e le truppe anglo-spagnole hanno la meglio su quelle francesi.
Da non crederci! Nel corso delle rappresentazioni del dicembre 1813 e di quelle a seguire di gennaio e febbraio, il pubblico viennese va in visibilio. Inappropriato, vista la qualità della musica, ma poco importa: colgo l’occasione per far ascoltare anche la Settima Sinfonia, accolta anch’essa con grande entusiasmo.
E insomma, mi sento un pochino rinfrancato e riprendo a scrivere, anche se non è certo questo il periodo in cui confeziono i miei doni musicali migliori.
Potremmo definirlo il passaggio dall’eroico al retorico. D’altra parte questo è quanto si vuol sentire adesso e io decido (sì, lo faccio!) di non tirarmi indietro, guadagnando denari e fama.

Vuoi gustare il miele
senza soffrire le punture delle api?
Desideri la corona della vittoria
senza i pericoli della battaglia?
E il pescatore trarrà la perla
dalla profondità del mare se,
 temendo il coccodrillo, indugerà sulla riva?
Rischia dunque!
Ciò che Dio ti ha destinato,
Nessuno te lo può sottrarre.
In verità lo ha destinato a te,
a te, uomo coraggioso.²

Rispolvero persino il Fidelio, che ebbe tale successo da essere replicato molte volte, così che divenne quell’opera che il pubblico voleva; potreste non riconoscermi quando annoto sul diario che certo si scrive al meglio quando si compone per il pubblico.
All’apertura del Congresso di Vienna, nel novembre del 1814, sono l’artista che incarna lo spirito del tempo. Difficile nascondere la soddisfazione per quanto mi accade in quei giorni. Riesco persino ad ottenere un’udienza dall’imperatrice di Russia (alla quale dedico la Polonaise per pianoforte, op. 89) e il 25 gennaio del 1815, davanti a teste coronate d’ogni sorta, mi esibisco orgoglioso al pianoforte in un concerto tutto mio.
Non pensiate che, nonostante quanto si stava preparando in quel consesso, abbia rinnegato i miei ideali repubblicani… Mi sono semplicemente lasciato cullare da questo magico momento di pubblica adulazione (i viennesi mi hanno conferito anche la cittadinanza onoraria!): ci son stato bene dentro, ecco tutto.
Con la chiusura del congresso di Vienna, si spegne l’entusiasmo anche per Beethoven e per tutto il repertorio dedicato allo spirito dell’occasione. Il 1815 mi offre una delle ultime possibilità di far eseguire la mia musica al concerto del giorno di Natale di beneficenza per il Fondo ospedaliero: tra gli altri brani presenti in programma, mi piace dirvi del Meerstille und glückliche Fahrt, op. 112, che nella sua traduzione nella vostra lingua fa Mare calmo e viaggio felice, un breve e gentile brano per coro e orchestra su due poesie di Goethe che vi invito ad andare ad ascoltare.
Ma la musica è destinata decisamente a cambiare. Come stanno cambiando i gusti e le predilezioni dei viennesi intorpiditi e disillusi da vent’anni di guerra. Poco spazio a grandi consapevolezze, strada libera a quanto possa alleggerire e facilitare quei momenti di ristoro e frivolezza diventati tanto importanti. Dalla danza alla musica, che vede un protagonismo forse non così inatteso come potrebbe sembrare: l’Italia e Rossini, amici miei.
Ed eccomi, quindi, ad un incrocio di stili musicali nei quali non riesco a riconoscermi, neanche se saranno l’evoluzione di quello che io stesso avevo preparato, superando e rompendo la continuità con i linguaggi musicali nei quali mi ero di volta in volta imbattuto. Neanche per abbracciare senza riserve quello che sarebbe diventato il rigoglioso terreno del romanticismo tedesco.

 


¹ DIARIO 52. Dopo quello di – – il cornetto acustico di Mälzel è il più efficace. Se ne dovrebbero avere di differenti nella stanza, per la musica, per la conversazione ed anche a seconda delle dimensioni degli ambienti
² DIARIO 56.


episodio 1            episodio 5

episodio 2            episodio 6 

episodio 3            episodio 7

episodio 4            episodio 8

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