I 250 di Ludwig (van Beethoven) – Episodio 10 – Di nuove battaglie e cambi di passo

Dopo il 1815 e quell’apice forse inatteso, il cambio di passo e di prospettiva.
Che apparentemente non sembrano risparmiare nulla. Le mie entrate man mano si assottigliano, la via sociale che scanso ma contemporaneamente cerco, i protettori che se ne vanno, la mia sordità – a no, quella progredisce eccome -, la mia salute in genere, la mia vita familiare, là dove per famiglia faccio riferimento ai rapporti con i miei fratelli.
Il panorama umano intorno a me è radicalmente mutato, e i volti, come gli amici di un tempo, hanno lasciato spazio a nuove presenze, diverse da quelle che hanno animato gli anni della mia giovinezza viennese. Se già nel 1812 dovevo prender atto di non essere il titano degli anni migliori, dal 1816 rischio un nuovo fatale ripiegamento che porta inevitabilmente alla perdita della mia creatività.
Non aiutano la sordità, che, come già vi ho detto, si sta facendo cronica e ingombrante, insieme ad altre improvvise e pesanti circostanze.
Nel novembre del 1815 muore mio fratello Caspar Carl, che aveva sposato Johanna Reiss nel 1806 e dalla quale ha avuto mio nipote Karl. Una relazione e un matrimonio, quello fra i due, piuttosto tormentata e da me mal tollerata, così come il legame di Nikolaus Johann con Therese Obermayer. Si è molto parlato di questa mia avversione nei confronti dei legami dei miei fratelli e di quanto i Beethoven in generale abbiano patito relazioni stabili, ma adesso mi devo soffermare su quanto accade in occasione del testamento che Caspar Carl redige prima di morire.
Sulle volontà di mio fratello, che avrebbe voluto una tutela congiunta sul figlio mia e di Johanna, inizia fin da prima della sua morte la battaglia per ottenerne la tutela esclusiva.
Una determinazione cieca mista a delirio guidano il mio giudizio e le azioni conseguenti. Devo salvare mio nipote! Devo salvarlo da una donna che inizio a considerare malevolmente, sulla quale probabilmente mi sto ingannando, dimostrando atteggiamenti ambivalenti. Una lunga sequela di azioni che vi risparmio nei particolari, ma che procurerà immense fatiche ad ognuno di noi. E ferite inguaribili nell’animo di Karl, di fatto privato anche della madre.
Per due anni affido Karl alle cure dell’Istituto Giannatasio, gestito da una famiglia nella quale mi trovo per un po’ di tempo in buona compagnia, sempre alla ricerca, come sono, di un focolare domestico che mi rinfranchi e mi faccia sentire parte non so neanche io di cosa. Dicono sia stato scostante e ingombrante anche quando mi trovavo in loro compagnia, eppure in alcuni momenti mi intrattenevo volentieri anche con le due giovani figlie, accompagnandole in serate passate al pianoforte.
Ma mi allontano anche da loro, poco convinto che stiano facendo bene per Karl e la sua formazione. Che da adesso in poi prenderà forma da casa, attraverso l’aiuto di diverse figure fra le quali quella di un precettore. Questo naturalmente fa cambiare e di molto la percezione della madre Johanna.
Se dai Giannatasio il terreno poteva essere considerato neutro, adesso le cose assumono ben altra prospettiva; se prima fra lei e me i rapporti oscillavano tra asprezze e riconciliazioni, adesso precipitano. E sono tribunali, cause, petizioni, memoriali e avvocati.
Mano calcata da parte di chi la consiglia sui miei intenti manipolatori, il disordine, l’eccentricità e persino – li disprezzo per questo – la mia sordità!
Si arriva anche ad insinuare che amassi Johanna e che a tutto questo guazzabuglio facessero da sfondo sentimenti che non accettavo e mi destabilizzavano.
Sono d’altra parte perso nei miei pensieri, costruisco man mano un dialogo interiore e un reticolo filosofico-spirituale che possa sostenermi, che sappia reggere l’impatto di ogni nuovo giorno, di ogni nuova necessità.
Le annotazioni sul mio diario si alternano di tono e tra quelle più pragmatiche, trovano posto le invocazioni a me stesso, gli appunti sulla sostanza della mia personale religione, le prescrizioni per una giusta condotta morale e spirituale.

80. Considera K come se fosse tuo figlio, non badare alle chiacchiere, alle meschinerie, nell’interesse di questa santa causa. La condizione presente è difficile per te, ma quell’uno che sta in alto, oh, Egli c’è, senza di Lui è il nulla.

87. Come lo Stato deve avere una costituzione, così ciascun individuo deve averne una sua propria.

92. Prendere nuove pillole sabato e domenica.

93. [a] La caratteristica principale di un uomo ragguardevole: la capacità di sopportazione in circostanze avverse e crudeli.
[b] Dio è immateriale. Egli è al di sopra di ogni concetto; poiché è invisibile, Egli non può avere alcuna forma; tuttavia da quanto ci è dato scorgere dalle Sue opere, possiamo concludere che Egli è eterno, onnipotente, onnisciente e onnipresente.

94. (Dalla letteratura indiana)
[a] Esistono opere di architettura, le pagode tra le scabre rupi montane dell’India, la cui età viene stimata a 9000 anni.
[b] Scale e note indiane: sa, ri, ga, ma, na, da, ni, scha.
[c] Cinque anni di silenzio sono richiesti ai futuri brahmini nel monastero.
[d] Per Dio il tempo non esiste affatto
[e] Per chi si è sentito offeso dalla rappresentazione del lingam, il brahmino così si è espresso: “Non ha forse Dio che ha creato l’occhio creato anche le altre membra dell’uomo?”
[f] Esiste una tribù nei pressi dell’Indo che pratica la poliandria.

99. Segui il consiglio degli altri solo in rari casi; a chi potrebbero essere meglio presenti tutte le circostanze di una questione attentamente esaminata se non a se stessi?

105. [a] Non è la confluenza casuale degli atomi (lucreziani) ad aver formato il mondo; sono le leggi ed i poteri innati che traggono origine dall’immensa sapienza della Ragione a costituire le fondamenta di quell’ordine che da loro fluisce, non per caso, ma inevitabilmente.
[b] Se dalla configurazione del mondo si irraggiano ordine e bellezza, c’è un Dio. Ma il resto non è meno solidamente fondato. Se questo ordine è potuto scaturire dalle leggi universali della Natura, l’intera Natura è necessariamente una realizzazione della più sublime saggezza.

Tornando alle mie fatiche di quegli anni, dopo la prostrazione per una malattia polmonare che mi costringe nella mia camera per mesi, c’è poi l’alleanza tra Johanna e il mio fratello superstite per tentare di sottrarmi definitivamente Karl; certamente non posso arrendermi e non lo faccio. E chi avrebbe dovuto veramente proteggere Karl, chiamato addirittura a testimoniare in tribunale dalla madre contro il sottoscritto?
A suon di carte bollate, memoriali, richieste d’aiuto, riuscirò ad ottenere l’agognata tutela, lasciando Johanna spossata e ormai orientata a cercare soddisfazioni altrove, vista la sua nuova gravidanza.
Questa la storia fin qui, ché della musica e d’altro parleremo nel penultimo episodio della mia tormentata vita.
 


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